È diventata definitiva la condanna nei confronti di Andrea Bacciga, ex consigliere comunale della Lega a Verona e attualmente aderente al movimento Futuro nazionale guidato da Roberto Vannacci, per il saluto romano effettuato durante una seduta del consiglio comunale cittadino nel luglio del 2018.
La decisione è arrivata dalla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dalla difesa, confermando integralmente quanto stabilito in precedenza dalla Corte d’Appello di Venezia. Con il pronunciamento della Suprema Corte si chiude così l’iter giudiziario relativo all’episodio avvenuto nell’aula consiliare di Verona.
I fatti risalgono a una seduta del consiglio comunale durante la quale Bacciga aveva rivolto il gesto a un gruppo di attiviste del movimento “Non una di meno” presenti in aula. Nel corso del procedimento, i giudici hanno valutato il significato dell’azione, escludendo le interpretazioni che la riconducevano a una semplice provocazione o a un gesto ironico.
La sentenza definitiva prevede una condanna a sei mesi di reclusione con pena sospesa, confermando quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Per l’ex consigliere, che esercita la professione di avvocato penalista, è stata inoltre disposta la trasmissione degli atti al Consiglio di disciplina dell’Ordine degli avvocati competente per le eventuali valutazioni di carattere professionale.
Oltre alla pena, il provvedimento conferma anche gli obblighi risarcitori nei confronti delle parti civili che si sono costituite nel processo. Bacciga dovrà versare 800 euro a ciascuna delle tre attiviste coinvolte nella vicenda, mentre alle associazioni Anpi e Aned è stato riconosciuto un risarcimento di 5 mila euro ciascuna.
A tali somme si aggiunge il pagamento delle spese legali sostenute dalle parti civili, per un importo complessivo che sfiora i 9 mila euro. La decisione della Cassazione rende ora esecutive tutte le disposizioni contenute nella sentenza.
La vicenda aveva suscitato ampio dibattito sia a livello politico sia nell’opinione pubblica veronese, in quanto avvenuta durante una seduta istituzionale del consiglio comunale. Nel corso degli anni il caso è stato esaminato dai diversi gradi della magistratura fino al pronunciamento definitivo della Suprema Corte.
Con il rigetto del ricorso, la Cassazione ha quindi confermato l’impianto delle sentenze precedenti, chiudendo definitivamente il procedimento giudiziario legato al gesto compiuto nel 2018. La condanna diventa così irrevocabile, segnando l’epilogo di una vicenda che ha accompagnato per anni il dibattito politico e istituzionale cittadino.
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