Stevanin chiede la semilibertà dopo oltre trent’anni di carcere

Il detenuto, condannato all’ergastolo per sei omicidi, ha presentato istanza al Tribunale di Sorveglianza di Milano

Gianfranco Stevanin, conosciuto alle cronache come il “mostro di Terrazzo”, ha presentato richiesta di semilibertà dopo oltre trent’anni trascorsi in carcere. La domanda è stata depositata al Tribunale di Sorveglianza di Milano dal suo difensore, che punta a ottenere per il detenuto un graduale percorso esterno all’istituto penitenziario.

Stevanin, oggi 66enne, sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di sei donne avvenuti tra il 1988 e il 1994. Attualmente è detenuto nel carcere di Bollate, dove si trova dal lungo periodo successivo alla condanna definitiva.

Secondo quanto riportato dalla difesa, alla base della richiesta vi sarebbero le attuali condizioni cliniche del detenuto. Il legale sostiene infatti che il quadro sanitario e psicofisico di Stevanin sarebbe profondamente cambiato rispetto al passato, elemento che, secondo la difesa, inciderebbe sulla valutazione della sua pericolosità sociale.

Per supportare l’istanza, l’avvocato avrebbe chiesto approfondimenti specialistici attraverso una perizia psichiatrica ed endocrinologica. Gli accertamenti dovrebbero verificare le condizioni del detenuto e la compatibilità con un eventuale accesso a misure alternative previste dall’ordinamento penitenziario.

Non si tratta della prima iniziativa intrapresa dai legali negli ultimi anni. Già nel 2023 era stata avanzata una richiesta di consulenza affidata allo psichiatra Alessandro Meluzzi, finalizzata a ottenere permessi premio dal carcere di Bollate.

Il caso Stevanin resta uno dei più conosciuti della cronaca nera veronese degli ultimi decenni. L’arresto avvenne nel 1994, dopo che una donna riuscì a fuggire da un’aggressione e a denunciare quanto accaduto. Le indagini successive portarono gli investigatori nel podere di famiglia a Terrazzo, dove vennero ritrovati i resti delle vittime.

Gli omicidi attribuiti a Stevanin avevano profondamente colpito l’opinione pubblica e dato origine a uno dei procedimenti giudiziari più seguiti del territorio veneto. La condanna all’ergastolo arrivò al termine del processo che ricostruì i delitti commessi nell’arco di diversi anni.

Nel corso della detenzione, Stevanin sarebbe stato più volte indicato come un detenuto dal comportamento regolare all’interno del carcere. Questo aspetto potrebbe essere valutato insieme alla documentazione sanitaria e agli eventuali esiti delle consulenze richieste dalla difesa.

Ora spetterà al Tribunale di Sorveglianza esaminare l’istanza e stabilire se vi siano i presupposti previsti dalla legge per concedere la semilibertà o eventuali percorsi graduali alternativi alla detenzione totale.

La decisione dei giudici arriverà dopo la valutazione complessiva delle condizioni personali, cliniche e comportamentali del detenuto, oltre agli elementi previsti dall’ordinamento penitenziario per l’accesso ai benefici.

Redazione

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