Rapine in villa, quattro arresti: spunta il legame con Montericco

L’inchiesta sulla violenta rapina di Malo porta a un collegamento con la villa dei coniugi mummificati di Verona

Quattro persone sono state arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla brutale rapina avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2025 a Malo, in provincia di Vicenza. L’operazione, coordinata dalla Procura di Vicenza, ha coinvolto oltre cento carabinieri impegnati tra le province di Vicenza e Pisa. Nel corso delle indagini è emerso anche un collegamento con la villa di Montericco, a Verona, dove nel marzo dello scorso anno furono trovati i corpi mummificati dei coniugi Marco Steffenoni e Maria Teresa Nizzola.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Schio, il gruppo criminale avrebbe agito con modalità estremamente violente. La coppia di anziani proprietari della villa di Malo sarebbe stata immobilizzata, legata e minacciata durante l’assalto, mentre il marito sarebbe stato sottoposto a torture con acqua gelata per costringerlo a consegnare le chiavi delle casseforti presenti nell’abitazione.

Il bottino della rapina sarebbe composto da gioielli, orologi di lusso e altri preziosi per un valore stimato di almeno 50 mila euro. Gli inquirenti ritengono che il colpo fosse stato pianificato con attenzione nei minimi dettagli.

La banda, secondo gli accertamenti, sarebbe partita dalla Toscana utilizzando un’auto noleggiata con documenti falsi. Una volta arrivati nel Vicentino, i componenti del gruppo avrebbero sostituito le targhe del veicolo nel tentativo di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Determinanti per l’identificazione degli indagati sono stati i filmati di videosorveglianza, i dati telefonici e le analisi scientifiche effettuate dal RIS di Parma, che hanno consentito di isolare anche alcune impronte digitali.

Tra le persone finite in carcere figura anche un uomo residente a Torrebelvicino, nel Vicentino, ritenuto dagli investigatori il “basista” dell’organizzazione. L’uomo avrebbe avuto il compito di fornire supporto logistico ai complici, mettendo a disposizione rifugi sicuri e assistenza durante le fasi operative.

Nel corso dell’inchiesta è emerso poi un episodio collegato alla villa di Montericco, a Verona, già sotto sequestro giudiziario dopo il ritrovamento dei corpi dei coniugi Steffenoni. Secondo gli investigatori, due degli arrestati avrebbero tentato, insieme ad altri complici, di introdursi nell’abitazione la sera del 18 marzo 2025, pochi giorni dopo la scoperta dei cadaveri mummificati.

L’allarme lanciato da alcuni residenti avrebbe fatto intervenire rapidamente le forze dell’ordine, costringendo il gruppo a fuggire a piedi e ad abbandonare sul posto sia gli attrezzi da scasso sia l’automobile utilizzata per raggiungere la villa. Il veicolo, secondo quanto emerso, apparteneva al padre di uno degli indagati, che avrebbe denunciato falsamente il furto dell’auto per creare un alibi.

Gli investigatori hanno ricostruito anche le fasi successive alla fuga. Dopo essersi nascosti nella zona di Verona, i malviventi avrebbero contattato il presunto basista di Torrebelvicino, che si sarebbe messo in viaggio durante la notte per recuperarli e ospitarli temporaneamente nella propria abitazione, in attesa dell’arrivo di un’altra auto proveniente dalla Toscana.

All’interno della villa di Montericco sarebbero stati rilevati segni evidenti di rovistamento rispetto ai sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti. Tuttavia, al momento non è stato possibile accertare con precisione se siano stati effettivamente sottratti beni o oggetti di valore, anche a causa dell’isolamento in cui vivevano i due coniugi deceduti e dell’assenza di parenti stretti in grado di fornire un inventario dettagliato.

Redazione

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