La salma di Moussa Diarra, il migrante originario del Mali ucciso nell’ottobre del 2024 alla stazione di Verona Porta Nuova da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia, sarà rimpatriata nel suo Paese d’origine.
Ad annunciarlo sono stati la comunità maliana di Verona e il comitato “Verità e giustizia per Moussa Diarra”, che hanno organizzato una serie di momenti di commemorazione e preghiera prima della partenza del feretro verso il Mali.
Domenica il ricordo di Moussa Diarra alla stazione Porta Nuova
Il primo appuntamento si terrà domenica 17 maggio proprio nella stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, luogo in cui si verificò la tragedia nell’autunno del 2024.
L’iniziativa sarà dedicata al ricordo di Moussa Diarra e rappresenterà un momento di raccoglimento promosso dalla comunità maliana cittadina insieme al comitato nato per chiedere chiarezza sull’accaduto.
Un ulteriore momento di saluto e preghiera è previsto martedì 19 maggio alla Moschea di Verona, dove il feretro farà tappa prima della partenza definitiva verso il Mali.
La comunità locale ha scelto di accompagnare il rimpatrio con iniziative pubbliche dedicate alla memoria del giovane migrante e alla richiesta di verità sulla vicenda.
La gip di Verona riapre l’indagine sull’uccisione
Sul piano giudiziario, il caso ha registrato un nuovo sviluppo nelle ultime settimane. La giudice per le indagini preliminari di Verona, Livia Magri, ha infatti disposto la riapertura dell’inchiesta sull’uccisione di Moussa Diarra.
La decisione arriva dopo il rigetto della richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nel novembre scorso.
La gip ha ordinato ulteriori approfondimenti investigativi da completare entro sei mesi, disponendo anche verifiche specifiche sull’ipotesi di depistaggio.
La riapertura dell’indagine rappresenta un passaggio importante per chiarire le dinamiche dell’accaduto e verificare eventuali responsabilità.
Il comitato: “Moussa Diarra ha diritto alla verità”
Attraverso una nota pubblica, il comitato “Verità e giustizia per Moussa Diarra” ha espresso soddisfazione per la decisione della gip di proseguire le indagini.
Secondo i promotori del comitato, l’inchiesta iniziale sarebbe stata condotta in modo troppo rapido e caratterizzata da una narrazione giudicata strumentale.
“Appare ogni giorno più chiaro quanto questa indagine sia stata frettolosa e inconsueta” affermano gli attivisti, che chiedono l’accertamento delle responsabilità sia dell’agente coinvolto sia dell’intera catena di comando.
Il gruppo ribadisce inoltre la necessità di garantire a Moussa Diarra “un processo equo che stabilisca i fatti”.
Attesa per i nuovi sviluppi dell’inchiesta
Con la riapertura delle indagini, nei prossimi mesi saranno svolti nuovi accertamenti richiesti dalla magistratura veronese.
L’attenzione resta alta sia sul fronte giudiziario sia su quello sociale, mentre la comunità maliana e le associazioni coinvolte continuano a chiedere piena trasparenza sull’accaduto.
Il rimpatrio della salma segna un momento particolarmente significativo per familiari, amici e comunità che in questi mesi hanno seguito da vicino la vicenda.
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