Un sistema criminale capace di movimentare oro puro e ingenti somme di denaro tra il Veneto e l’Austria è stato smantellato dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione “Gold&Cash”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona. L’inchiesta, culminata all’alba dell’8 maggio con l’arresto di due cittadini vicentini, ha portato alla luce un articolato meccanismo di riciclaggio transnazionale basato sul commercio illecito di lingotti privi di tracciabilità.
L’indagine ha preso forma dopo un controllo effettuato nel maggio 2025 lungo le arterie del Nord Italia. Durante una verifica stradale, le forze dell’ordine avevano fermato un cittadino austriaco trovato in possesso di oltre 660 mila euro in contanti nascosti nel bagagliaio della propria auto. Quel ritrovamento ha rappresentato il punto di partenza per ricostruire una rete clandestina che, secondo gli investigatori, operava da tempo tra Italia e Austria sfruttando il corridoio dell’autostrada del Brennero.
Le attività investigative sono state sviluppate dai finanzieri dei comandi di Verona e Vicenza sotto il coordinamento del Procuratore Aggiunto Rita Caccamo e del Sostituto Procuratore Gennaro Ottaviano. Attraverso intercettazioni, monitoraggi e accertamenti patrimoniali, gli investigatori hanno delineato il funzionamento di un’organizzazione specializzata nello scambio di oro a 24 carati contro grandi quantitativi di denaro contante.
Secondo quanto emerso, il gruppo avrebbe organizzato consegne settimanali di metallo prezioso, con quantitativi compresi tra i 3 e i 5 chilogrammi per ogni trasporto. Gli incontri tra corrieri e acquirenti avvenivano in punti ritenuti strategici, soprattutto nelle aree vicine ai caselli dell’A22 o direttamente oltre il confine austriaco. Una logistica studiata per ridurre i rischi di controlli e facilitare gli spostamenti rapidi lungo la tratta internazionale.
Per comunicare e coordinare le operazioni, gli indagati si sarebbero affidati a piattaforme di messaggistica istantanea dotate di sistemi di auto-cancellazione dei messaggi. Le conversazioni sparivano automaticamente dopo pochi secondi, rendendo più complesso il lavoro investigativo e limitando la possibilità di recuperare prove digitali.
Gli accertamenti hanno inoltre rivelato la presenza di lingotti completamente anonimi. Il metallo sequestrato risultava infatti privo di marchi identificativi, sigle di fonderia o documentazione fiscale. L’unica indicazione impressa sui lingotti riguardava la purezza “999”, elemento sufficiente a certificarne il valore sul mercato clandestino. Proprio questa assenza di tracciabilità avrebbe consentito all’organizzazione di immettere facilmente l’oro nei circuiti illegali di fusione e rivendita.
Gli investigatori ritengono che il gruppo utilizzasse anche fatture per operazioni inesistenti allo scopo di coprire contabilmente le compravendite effettuate in nero e mascherare la provenienza del denaro. Un sistema ritenuto essenziale per “ripulire” i proventi e reinserirli nei circuiti economici apparentemente leciti.
Il bilancio dell’operazione è particolarmente rilevante. Oltre ai due arresti eseguiti nelle scorse ore, la Guardia di Finanza ha disposto il sequestro di 6 chilogrammi d’oro, oltre un milione di euro in contanti, immobili, autovetture e conti correnti. Il valore complessivo dei beni bloccati supera gli 1,3 milioni di euro.
L’inchiesta conferma ancora una volta l’attenzione delle autorità nei confronti dei flussi illeciti di denaro e metalli preziosi lungo le principali direttrici commerciali europee. Il traffico di oro non tracciato rappresenta infatti uno dei canali più utilizzati dalle organizzazioni criminali per riciclare capitali e trasferire ricchezza in modo difficilmente rintracciabile.
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