Medici di base, Verona sempre più in emergenza: 403 incarichi vacanti nel 2026

Cresce la carenza di medici di famiglia nel Veronese: aumentano i posti scoperti e preoccupano le Case della Comunità

Medico

La carenza di medici di base nel Veronese continua ad aggravarsi. Secondo i dati aggiornati diffusi in occasione del nuovo bando 2026 pubblicato da Azienda Zero, gli incarichi vacanti per i medici di medicina generale sono saliti a 403, segnando un ulteriore aumento rispetto ai 339 posti rimasti scoperti nel 2025.

Numeri che fotografano una situazione sempre più critica per la sanità territoriale veronese, con difficoltà crescenti nel garantire assistenza sanitaria di prossimità ai cittadini.

Verona senza medici di famiglia: aumentano i posti vacanti

L’allarme arriva da Spi Cgil Verona, attraverso il segretario generale Adriano Filice, che denuncia un peggioramento costante della situazione nonostante le riforme avviate negli ultimi anni.

Nel dettaglio:

  • ad aprile 2025 gli incarichi vacanti erano 354;
  • nel bando chiuso a giugno 2025 i posti scoperti erano 339;
  • nel nuovo bando 2026 si è arrivati a 403 incarichi vacanti.

Il sistema continua quindi a perdere medici senza riuscire a compensare le uscite, mentre le risposte ai bandi restano limitate e provengono soprattutto da giovani corsisti o neo diplomati.

Secondo il sindacato, resta molto bassa la mobilità dei medici già in servizio o inseriti nelle graduatorie regionali.

Medicina generale e ruolo unico: cosa cambia

La situazione si inserisce nel percorso di riforma che ha introdotto il nuovo ruolo unico della medicina generale, accorpando medici di base ed ex guardie mediche all’interno delle AFT, le Aggregazioni Funzionali Territoriali.

Le AFT rappresentano reti organizzative territoriali che dovrebbero garantire:

  • continuità assistenziale;
  • gestione delle cronicità;
  • presa in carico dei pazienti fragili;
  • coordinamento tra ambulatori e servizi sanitari.

Il problema principale resta però la mancanza di personale medico sufficiente, elemento che rischia di compromettere l’efficacia dell’intera riforma sanitaria territoriale.

Case della Comunità ancora incomplete

Tra i nodi evidenziati da Spi Cgil Verona c’è anche il ritardo nella realizzazione delle Case della Comunità, considerate uno dei pilastri della riorganizzazione sanitaria.

Secondo Filice, molte strutture nel Veronese non sono ancora operative e rischiano di trasformarsi in:

  • “scatole vuote”;
  • strutture prive di personale;
  • servizi affidati a soggetti privati.

L’assenza di medici rende fragile l’intera architettura della sanità territoriale, soprattutto in vista dell’attivazione completa delle Case della Comunità previste dal PNRR.

I territori più colpiti dalla carenza di medici

La situazione più critica riguarda il Distretto 1, che comprende Verona città, la Lessinia e parte della cintura metropolitana, con ben 138 posti vacanti.

Particolarmente colpite:

  • Circoscrizione 3: 30 posti vacanti;
  • Circoscrizione 5: 25 posti;
  • Circoscrizione 7 e San Martino Buon Albergo: 21 posti;
  • Circoscrizione 2: 19 posti.

Anche il Distretto 4, che comprende il Lago di Garda e l’entroterra occidentale, registra una situazione pesante con 122 incarichi vacanti.

Tra le aree più in difficoltà:

  • Villafranchese;
  • Basso Garda;
  • Bussolengo-Pescantina;
  • Peschiera e Valeggio;
  • Sommacampagna e Sona.

Soffrono anche San Bonifacio e Legnago

Problemi significativi emergono anche:

  • nel Distretto 2 (Est Veronese), con 66 posti vacanti;
  • nel Distretto 3 (Bassa Veronese), con 77 incarichi scoperti.

Le criticità maggiori riguardano le aree attorno ai poli sanitari di:

  • San Bonifacio;
  • Legnago;
  • Cerea;
  • Bovolone.

La mancanza di medici rischia di aumentare ulteriormente le difficoltà di accesso alle cure, soprattutto nei territori periferici e nei comuni più piccoli.

Spi Cgil: “Situazione sempre più grave”

Secondo Adriano Filice, il quadro dimostra come la crisi della medicina territoriale non stia passando, nonostante i cambiamenti organizzativi introdotti dalla riforma.

Il sindacato collega inoltre il tema alla raccolta firme promossa dalla Cgil per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla sanità pubblica.

La preoccupazione principale riguarda la capacità futura del sistema sanitario di garantire assistenza diffusa e continuità delle cure, soprattutto a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche.

Redazione

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