Castel d’Azzano, i tre carabinieri morirono soffocati sotto le macerie

Depositata la relazione dei medici legali sulla strage del 14 ottobre: i militari non riuscirono a respirare dopo il crollo provocato dall’esplosione della casa dei fratelli Ramponi

Carabinieri Castel d'Azzano - Forestali

I tre carabinieri morti nella strage di Castel d’Azzano persero la vita a causa dell’asfissia provocata dal peso delle macerie che impedì loro di respirare dopo l’esplosione della casa di via San Martino. È quanto emerge dalla relazione depositata in Procura dai medici legali Federica Bortolotti e Nicola Pigaiani, incaricati di chiarire le cause del decesso dei militari rimasti coinvolti nel crollo avvenuto nella notte del 14 ottobre scorso.

Le vittime sono Marco Piffari, in servizio alla Squadra operativa supporto del IV Battaglione Mobile di Mestre, e i colleghi Valerio Daprà e Davide Bernardello, entrambi effettivi al Norm di Padova. I tre rimasero intrappolati sotto le macerie insieme a un quarto carabiniere, unico sopravvissuto dopo essere stato estratto vivo dai soccorritori.

Secondo gli accertamenti medico-legali, i militari morirono nel giro di pochi minuti per una “insufficienza cardio-respiratoria da asfissia meccanica violenta conseguente a immobilizzazione del mantice respiratorio”, provocata dal seppellimento sotto i detriti dell’edificio crollato.

Il peso delle macerie avrebbe impedito al torace di espandersi, bloccando di fatto i movimenti necessari alla respirazione. Nella relazione viene spiegato che questo tipo di asfissia può verificarsi anche quando la testa della vittima rimane libera, come accade in alcuni casi di frane o valanghe.

Gli esperti hanno inoltre rilevato segni compatibili con l’esposizione a una forte fiammata avvenuta immediatamente prima del crollo. Sul volto dei tre carabinieri erano presenti ustioni superficiali e tracce riconducibili alla deflagrazione, nonostante indossassero maschere antigas e dispositivi tecnici di protezione.

Le autopsie hanno evidenziato anche la presenza di polvere e residui edili nei bronchi, elemento che confermerebbe il tentativo di respirare dopo il crollo della struttura. Alcune fratture riscontrate sui corpi non sarebbero invece risultate letali né direttamente collegate al decesso.

Gli esami tossicologici richiesti dalla Procura hanno escluso la presenza di alcol o altre sostanze che possano aver contribuito alla morte dei militari.

L’esplosione sarebbe stata provocata volontariamente da Maria Luisa Ramponi, sorella di Dino e Franco Ramponi. Secondo la ricostruzione investigativa, la donna avrebbe saturato l’abitazione con il gas e successivamente innescato la deflagrazione lanciando un accendino sul pavimento cosparso di benzina.

L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era impedire lo sgombero della casa disposto dalle autorità dopo anni di tensioni legate alla proprietà dell’immobile. Per questo motivo i tre fratelli sono accusati di strage in concorso.

La relazione depositata nei giorni scorsi sarà ora trasmessa all’esperto esplosivista Danilo Coppe, incaricato di ricostruire con precisione la sequenza dell’esplosione e del crollo. Le indagini dei carabinieri di Verona hanno già ricostruito le fasi precedenti all’intervento delle forze dell’ordine, comprese le riunioni operative e i briefing organizzati per eseguire il sequestro di materiali esplosivi presenti nell’abitazione.

Nei giorni precedenti alla tragedia, infatti, i droni utilizzati durante i controlli avevano documentato la presenza di bottiglie molotov sul tetto dell’edificio. All’interno della casa sarebbero state trovate anche bombole di GPL utilizzate per saturare gli ambienti prima dell’esplosione.

I tre fratelli Ramponi si trovano attualmente detenuti in istituti penitenziari differenti, dopo che sarebbero riusciti a comunicare tra loro nonostante il divieto imposto dall’autorità giudiziaria. Franco Ramponi è detenuto a Vicenza, Dino Ramponi nel carcere di Gardolo a Trento, mentre Maria Luisa Ramponi si trova nel carcere di Montorio.

L’inchiesta prosegue per definire ogni dettaglio della tragedia che costò la vita ai tre carabinieri durante l’operazione di sgombero.

Redazione

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