Il tema del traforo delle Torricelle torna al centro del dibattito politico veronese, ma senza una direzione univoca. Dopo il definitivo accantonamento del progetto originario da mezzo miliardo di euro, oggi si discute su nuove ipotesi più contenute, sia nei costi che nell’impatto infrastrutturale. La questione, tuttavia, resta aperta e complessa, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità economica e la reale utilità dell’opera.
Negli ultimi mesi, il Consiglio provinciale ha approvato un documento che, pur richiamando l’idea del traforo, si limita a impegnare gli enti coinvolti a valutare soluzioni per migliorare la viabilità tra est, nord e ovest della città. Non si tratta quindi di un via libera al tunnel, ma piuttosto di un indirizzo politico generico che lascia spazio a diverse interpretazioni e strategie future.
Il confronto si inserisce in un contesto già segnato dal fallimento del cosiddetto Passante nord, sviluppato tra il 2007 e il 2017. Quel progetto prevedeva un’infrastruttura complessa, con un lungo tunnel tra Poiano e Ca’ di Cozzi, tratti stradali all’aperto e ulteriori opere accessorie. Il modello era basato su project financing e pedaggi, con gestione affidata ai privati per mezzo secolo. La crescita dei costi fino a circa 500 milioni di euro e le incertezze sui flussi di traffico futuri hanno però reso l’opera non sostenibile, portando al suo definitivo stop.
Proprio da quelle criticità è nata una proposta alternativa, avanzata dall’urbanista Tullo Galletti. Il progetto prevede un’infrastruttura molto più snella: un tunnel urbano di circa due chilometri, con due corsie e destinato esclusivamente al traffico automobilistico leggero. L’obiettivo è alleggerire la pressione su via Mameli e migliorare i collegamenti tra alcune aree strategiche della città, come Poiano e Ca’ di Cozzi, con tempi di percorrenza stimati in pochi minuti.
Dal punto di vista economico, le cifre risultano significativamente ridotte rispetto al passato. Si parla infatti di un investimento compreso tra 125 e 135 milioni di euro, a seconda delle varianti progettuali considerate. Anche il pedaggio, nelle ipotesi iniziali, sarebbe contenuto, oscillando tra 50 centesimi e un euro per tratta. Tuttavia, il nodo principale resta quello delle risorse: senza un forte intervento pubblico, la realizzazione appare difficile.
Sul fronte politico, il centrodestra continua a sostenere la necessità di trovare finanziamenti, coinvolgendo istituzioni locali e nazionali. Diverse amministrazioni comunali e il Consiglio regionale hanno già espresso parere favorevole, spingendo per un rilancio concreto del progetto. Al contrario, il centrosinistra invita a una valutazione più ampia delle priorità infrastrutturali.
Secondo questa visione, prima di investire in un traforo sarebbe opportuno potenziare il trasporto pubblico locale, sviluppare reti ferroviarie suburbane e migliorare la mobilità sostenibile. Le risorse pubbliche, anche alla luce delle linee seguite negli ultimi anni, tendono infatti a privilegiare interventi su treni e trasporto collettivo, rendendo meno probabile un finanziamento per opere stradali urbane di questo tipo.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono le valutazioni tecniche. Alcuni esperti sottolineano la necessità di aggiornare i dati sul traffico e di analizzare con precisione costi e benefici delle diverse opzioni disponibili. In quest’ottica, prende quota anche un’alternativa: la riqualificazione del sistema tangenziale con l’introduzione di una terza corsia, ritenuta da alcuni più realistica e immediatamente efficace.
Il futuro del traforo delle Torricelle resta quindi incerto. Tra proposte ridimensionate, divergenze politiche e difficoltà di finanziamento, il progetto continua a essere oggetto di confronto senza che emerga, almeno per ora, una soluzione condivisa e definitiva.
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