L’inflazione torna a crescere e mette in difficoltà un numero sempre maggiore di famiglie, con effetti evidenti soprattutto sui beni di prima necessità. Ad aprile l’aumento su base annua ha raggiunto il +2,8%, segnando un’accelerazione significativa rispetto al +1,7% registrato a marzo, trainata principalmente dai rincari nel settore energetico e alimentare.
Tra i prodotti più colpiti figurano ortaggi di largo consumo come zucchine, pomodori, piselli e asparagi, ma anche carne e uova. L’incremento dei prezzi non riguarda solo il comparto alimentare, ma si estende anche alle bollette, in particolare quelle del gas, e ai carburanti. A fine aprile, un pieno di diesel è arrivato a costare circa 20 euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con ulteriori aumenti previsti a seguito della riduzione degli sconti sulle accise.
Le conseguenze di questo scenario si riflettono direttamente sui bilanci familiari. Secondo un’analisi dell’associazione dei consumatori Adico, basata su dati Istat, Inps e Arera, circa 73mila famiglie veronesi – pari al 18,2% del totale – con un Isee inferiore ai 20mila euro non riescono a sostenere le spese mensili. Ancora più critica la situazione per 56.700 nuclei con Isee sotto i 15mila euro, considerati a rischio default.
L’impatto dell’inflazione emerge chiaramente anche osservando il costo del carrello della spesa. A parità di acquisti, nel marzo 2026 una famiglia ha speso in media 525 euro, circa 40 euro in più rispetto allo stesso mese del 2025. Su base annua, l’aumento si traduce in una spesa aggiuntiva di circa 480 euro, aggravando ulteriormente la gestione economica domestica.
Il confronto con il periodo pre-pandemia evidenzia un divario ancora più marcato. Nel marzo 2019, infatti, la spesa media si attestava intorno ai 390 euro, ben 135 euro in meno rispetto a oggi. Questo significa un incremento annuo superiore ai 1.600 euro, segnale di una trasformazione profonda nel costo della vita.
Le differenze emergono anche in base alla composizione del nucleo familiare. I single registrano un aumento più contenuto, pari a circa 21 euro mensili rispetto all’anno precedente, ma il divario sale a 75 euro se confrontato con il 2019. Le famiglie con figli risultano invece le più penalizzate, con incrementi che diventano progressivamente più rilevanti al crescere del numero dei componenti.
Per le coppie con un figlio, la spesa media mensile ha raggiunto i 637 euro, con un aumento di 45 euro rispetto al 2025 e di 160 euro rispetto al periodo pre-Covid. Nei nuclei con due figli, l’incremento è stato ancora più marcato: 51 euro in più su base annua e 181 euro rispetto al 2019. Le famiglie numerose, con tre o più figli, affrontano rincari che superano i 2.300 euro annui rispetto a sei anni fa, rendendo sempre più complessa la gestione delle spese quotidiane.
Alla base di questa dinamica si collocano anche fattori internazionali, in particolare le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, che incidono sui costi energetici e sulle materie prime. Si innesca così un effetto domino che coinvolge l’intera filiera economica, dalla produzione alla distribuzione.
Come evidenziato dal presidente di Adico, Carlo Garofolini, l’aumento del costo del carburante incide direttamente sul trasporto delle merci: se i costi logistici aumentano, i prezzi finali inevitabilmente salgono. Allo stesso modo, i rincari energetici per le attività commerciali si riflettono sui consumatori attraverso l’aumento dei prezzi al dettaglio.
Questo scenario evidenzia come l’inflazione non rappresenti solo un dato macroeconomico, ma un fenomeno con conseguenze concrete e diffuse. La crescita dei prezzi sta ridefinendo le abitudini di consumo e mettendo sotto pressione soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, delineando una situazione che richiede attenzione e monitoraggio costante.
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