A Verona prende forma un innovativo sistema di assistenza per le persone fragili, grazie alla firma dei primi protocolli per le cosiddette “dimissioni protette”. Si tratta di un’iniziativa che punta a colmare il vuoto tra ospedale e ritorno a casa, uno dei momenti più delicati nel percorso di cura.
Il progetto, finanziato con risorse del PNRR e avviato alla fine del 2024, nasce dalla collaborazione tra Comune di Verona, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e ULSS 9 Scaligera. L’obiettivo è creare una rete strutturata tra sanità e servizi sociali, capace di accompagnare i pazienti anche dopo la fase ospedaliera.
Due percorsi per rispondere alle fragilità
Il sistema si articola in due linee operative principali, pensate per rispondere a bisogni differenti. Da un lato, sono previsti piani personalizzati per anziani e pazienti fragili, con assistenza domiciliare integrata che unisce interventi sanitari e sociali.
Dall’altro, è stato sviluppato un percorso dedicato alle persone senza fissa dimora, che vengono accolte in strutture protette come Casa Corbella. Questa soluzione evita che la dimissione ospedaliera si trasformi in una condizione di ulteriore vulnerabilità, garantendo continuità e dignità.
I risultati della sperimentazione
I dati raccolti nella fase sperimentale confermano l’efficacia del progetto. Tra settembre 2024 e aprile 2026 sono state gestite 287 segnalazioni, con 204 pazienti assistiti gratuitamente nel primo mese dopo la dimissione.
Particolarmente significativo è il dato sui ricoveri: solo una minima percentuale dei pazienti ha avuto bisogno di un nuovo accesso in ospedale, a dimostrazione dell’efficacia dell’assistenza domiciliare nel prevenire ricadute.
Questo approccio ha generato benefici anche sul sistema sanitario nel suo complesso, contribuendo a ridurre la pressione su reparti e pronto soccorso.
Casa Corbella e il supporto ai senza dimora
Un capitolo importante riguarda l’accoglienza delle persone senza fissa dimora. La struttura di Ca’ di David ha già ospitato 35 pazienti, con una permanenza media di circa sei mesi.
Non si tratta solo di assistenza sanitaria, ma di un percorso di recupero complessivo, che mira a restituire stabilità e inclusione sociale a soggetti particolarmente vulnerabili.
Le criticità del sistema
Nonostante i risultati positivi, il progetto evidenzia alcune difficoltà operative. Tra queste, la carenza di operatori socio-sanitari e la complessità nella gestione di un territorio ampio, che include anche aree montane.
Il servizio è comunque riuscito a coprire gran parte delle richieste, con una diffusione che coinvolge sia il Comune di Verona sia numerosi centri della provincia.
Un modello destinato a durare
Il protocollo, della durata di due anni, è pensato come uno strumento flessibile, soggetto a continui aggiornamenti in base all’evoluzione normativa e alle esigenze del territorio.
L’obiettivo è trasformare questa esperienza in un modello strutturale, integrandolo nei Livelli Essenziali di Prestazione Sociale e rendendolo un punto di riferimento per altre realtà regionali.
La collaborazione tra enti pubblici, sistema sanitario e Terzo Settore rappresenta il cuore del progetto, dimostrando come un approccio integrato possa migliorare concretamente la qualità dell’assistenza.
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