Psicologo di base: il Veneto avvia la riforma per la salute mentale

In commissione regionale il percorso legislativo per integrare gli psicologi nei servizi territoriali e rispondere al disagio crescente, soprattutto tra i giovani

Psicologo

In Veneto prendeva forma un passo significativo verso il rafforzamento dell’assistenza psicologica territoriale. Con l’avvio dell’iter legislativo per l’introduzione dello psicologo di base, la Regione avviava una riforma strutturale del sistema di welfare, puntando a rendere più accessibile il supporto alla salute mentale e a intercettare precocemente le situazioni di disagio.

Durante la seduta della quinta commissione consiliare, presieduta da Manuela Lanzarin, venivano presentati quattro distinti progetti di legge con un obiettivo comune: integrare stabilmente la figura dello psicologo nella rete dell’assistenza primaria. Alla presenza dell’assessore alla sanità Gino Gerosa, si decideva di procedere con la redazione di un testo unico, prendendo come base il disegno di legge promosso dal presidente della Regione Alberto Stefani e includendo i contributi delle diverse forze politiche.

Il cuore della proposta risiedeva nella volontà di garantire un diritto sempre più centrale: quello al benessere psicologico. L’introduzione dello psicologo territoriale mirava a offrire un primo livello di assistenza diffuso e capillare, in grado di affiancare medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. L’obiettivo era quello di costruire una rete accessibile, presente nei distretti sanitari e nelle case della comunità, capace di fornire risposte rapide ai cittadini.

A spingere verso questa riforma erano soprattutto i dati legati al disagio giovanile. Secondo quanto emerso in commissione, oltre la metà degli adolescenti percepiva forme di malessere tra i propri coetanei, mentre una quota significativa arrivava a isolarsi completamente dalla vita sociale. Un contesto che evidenziava la necessità di interventi tempestivi per prevenire l’aggravarsi delle condizioni psicologiche.

In questo scenario, lo psicologo di base veniva concepito anche come uno strumento per alleggerire il carico sui pronto soccorso. Molti accessi impropri, infatti, risultavano legati a bisogni psicologici non intercettati in precedenza, segnalando una lacuna nell’organizzazione attuale dei servizi. L’inserimento di professionisti dedicati avrebbe quindi consentito una presa in carico più adeguata e un migliore orientamento verso eventuali percorsi specialistici.

Ulteriori dati rafforzavano la necessità della riforma: circa un paziente su quattro tra quelli che si rivolgevano al medico di base presentava problematiche di natura psicologica. La creazione di una rete di psicologi, dipendenti delle Ulss o convenzionati, avrebbe permesso un intervento più tempestivo ed efficace, contribuendo a rendere il sistema sanitario più vicino ai cittadini.

Nonostante il clima di collaborazione emerso in commissione, il dibattito restava aperto sul fronte delle risorse economiche. Alcune posizioni critiche sottolineavano il rischio di un intervento insufficiente senza un adeguato finanziamento. La proposta iniziale prevedeva uno stanziamento di un milione di euro, mentre altre forze politiche ritenevano necessario un investimento più consistente, pari ad almeno 3,5 milioni, per garantire standard minimi adeguati sul territorio.

Le criticità del sistema attuale venivano evidenziate anche attraverso altri dati significativi: quasi un quinto dei giovani risultava affetto da problemi psicologici, mentre i centri di salute mentale operavano ben al di sotto delle loro potenzialità. In questo contesto, il Veneto si collocava tra le regioni con minore spesa nel settore, alimentando la richiesta di un intervento strutturale più incisivo.

Il percorso verso l’istituzione dello psicologo di base rappresentava quindi un passaggio atteso da tempo. Già negli anni precedenti erano state avanzate proposte e mozioni per introdurre questa figura, con l’obiettivo di offrire un supporto concreto a persone in difficoltà e prevenire conseguenze più gravi legate al disagio mentale.

Con l’avanzamento dell’iter legislativo, la Regione si avviava dunque verso una possibile trasformazione del proprio sistema sanitario. L’integrazione della figura dello psicologo nei servizi di prossimità potrebbe segnare un cambio di paradigma, orientato alla prevenzione, all’ascolto e alla presa in carico precoce dei cittadini, in particolare delle nuove generazioni.

Redazione

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