Adige in sofferenza, cala l’acqua nelle falde

Deficit di piogge in Veneto a marzo 2026, la neve in montagna sostiene il bilancio idrico

Diga del Chievo e dell'Adige

Il sistema idrico del Veneto mostra segnali contrastanti, tra carenza di precipitazioni in pianura e risorse accumulate in montagna. I dati Arpav aggiornati al 31 marzo 2026 evidenziano un deficit pluviometrico del 21%, confermando una fase di difficoltà per il territorio, in particolare per la provincia di Verona.

Nel mese di marzo sono caduti mediamente 54 millimetri di pioggia, contro una media storica di 68 millimetri calcolata sul periodo 1991-2020. Il deficit si inserisce in un anno idrologico già negativo, con un calo complessivo del 23% delle precipitazioni, pari a 399 millimetri registrati dall’inizio della stagione. Una situazione che incide direttamente sull’equilibrio delle risorse idriche regionali.

Il territorio veronese risulta tra i più colpiti. Le stazioni di Arcole e Bardolino-Calmasino hanno registrato appena 17 millimetri di pioggia, segnando i valori più bassi dell’intero Veneto. Anche la Bassa Veronese evidenzia criticità: a Vangadizza, nel territorio di Legnago, le precipitazioni complessive da ottobre si fermano a 269 millimetri.

Le conseguenze di questa carenza sono evidenti nelle falde acquifere. Nell’Alta Pianura Veronese i livelli risultano in costante diminuzione e ben al di sotto delle medie storiche. A Villafranca si registra un calo di 23 centimetri nel corso del mese, con valori inferiori del 45% rispetto alla norma, mentre a San Massimo la diminuzione raggiunge i 28 centimetri, con un deficit del 36%.

Anche il fiume Adige evidenzia segnali di sofferenza. Nel bacino di riferimento si registra un deficit pluviometrico del 42% nel solo mese di marzo, con una portata media a Boara Pisani pari a 111 metri cubi al secondo, inferiore del 21% rispetto alla media storica. Parallelamente, il Lago di Garda, dopo una crescita nei mesi precedenti, ha mostrato un lieve calo nella parte finale del mese, attestandosi su livelli leggermente sotto la norma.

Nonostante il quadro complesso, emergono elementi che contribuiscono a mantenere un certo equilibrio. La neve accumulata in montagna rappresenta una riserva fondamentale per il bilancio idrico regionale. Alla fine di marzo, circa 2.000 chilometri quadrati risultano coperti da neve, con oltre l’80% delle aree sopra i 1.700 metri ancora innevate.

Le precipitazioni nevose delle settimane precedenti, con accumuli fino a 80 centimetri nelle Dolomiti meridionali, hanno parzialmente compensato il deficit. Tuttavia, permane un ritardo stagionale, con un ammanco di circa 160 centimetri di neve a quota 2.200 metri rispetto ai valori attesi. Nonostante ciò, la risorsa nivale complessiva risulta in linea con il periodo nei principali bacini montani, tra cui Piave, Cordevole e Brenta.

Un contributo positivo arriva anche dagli invasi artificiali. I livelli di acqua immagazzinata risultano superiori a quelli degli ultimi tre anni, con il sistema del Piave al 63% della capacità e il serbatoio del Corlo all’82%, valori sopra la media storica.

Secondo le analisi tecniche, per colmare il deficit accumulato sarebbe necessario un apporto significativo di precipitazioni. Nel mese di aprile dovrebbero cadere mediamente 213 millimetri di pioggia per riequilibrare il sistema, un dato che evidenzia l’entità dello squilibrio attuale.

Il monitoraggio resta quindi costante. Sebbene l’indice di siccità a breve termine mostri condizioni generalmente nella norma, con alcune criticità limitate a specifiche aree del Veneto, la riduzione delle portate dei fiumi e il rallentamento della fusione nivale mantengono alta l’attenzione sulla gestione delle risorse idriche.

Redazione

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