Nel territorio dell’Ovest veronese cresce l’attenzione verso l’affido familiare, uno strumento fondamentale per sostenere minori che vivono situazioni di fragilità. In questa direzione si inserisce il nuovo Corso Affido promosso dal CASF di Bussolengo, servizio dell’Ulss 9 Scaligera attivo nel Distretto 4.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ampliare la rete di famiglie disponibili all’accoglienza. Nel 2025 si contano già 86 affidi attivi nei 37 Comuni dell’area, di cui 75 residenziali e 11 diurni, numeri che evidenziano sia l’importanza dello strumento sia la necessità di nuove adesioni.
Un percorso formativo per comprendere l’affido
Il corso è rivolto a coppie, single e famiglie con figli interessate ad approfondire il significato concreto dell’affido. Non si tratta solo di un momento informativo, ma dell’avvio di un percorso strutturato, che permette ai partecipanti di acquisire consapevolezza e strumenti operativi.
Gli incontri si terranno martedì 5, 12 e 19 maggio, dalle 18 alle 20, in una sede che sarà definita in base al numero degli iscritti. Tra i temi trattati figurano la normativa, le diverse forme di accoglienza e il ruolo della famiglia affidataria, oltre al rapporto con i servizi e con la famiglia d’origine del minore.
Un valore aggiunto sarà rappresentato dalle testimonianze dirette delle associazioni coinvolte sul territorio, tra cui Famiglie per l’accoglienza, Movimento per l’affido e l’adozione, Amici Papa Giovanni XXIII e Una famiglia in più.
Cos’è l’affido familiare e come funziona
L’affido è una misura temporanea prevista dalla legge per tutelare i minori in situazioni di difficoltà. L’obiettivo principale è garantire al bambino un ambiente stabile e protetto, senza interrompere il legame con la famiglia d’origine, salvo nei casi più complessi.
Può essere disposto dall’autorità giudiziaria o avvenire con il consenso dei genitori. La temporaneità rappresenta uno degli aspetti più delicati, poiché l’intervento mira anche al recupero delle competenze genitoriali della famiglia d’origine.
Non esiste una famiglia “tipo” per l’affido
Uno degli elementi centrali del percorso è superare gli stereotipi. Non esiste un profilo unico di famiglia affidataria: possono partecipare coppie sposate o conviventi, persone single, famiglie con figli piccoli o adulti.
Ciò che conta è la disponibilità all’ascolto, la capacità di relazione e la volontà di collaborare con i servizi sociali. Dopo il corso, il percorso prosegue con colloqui individuali e visite domiciliari, passaggi necessari per un eventuale inserimento.
Affido residenziale e diurno: forme flessibili di accoglienza
L’affido può assumere diverse forme. Quello residenziale prevede che il minore viva stabilmente con la famiglia affidataria, mentre quello diurno riguarda momenti specifici della giornata o della settimana, come il doposcuola o i pasti.
Questa flessibilità consente di costruire interventi personalizzati. Alle famiglie è riconosciuto un contributo economico mensile, pari a circa 620 euro per l’affido residenziale e 310 euro per quello diurno, a sostegno delle spese.
Le testimonianze: esperienze che diventano legami duraturi
Tra le storie simbolo emerge quella di una coppia di Negrar, impegnata da quasi vent’anni nell’affido. Nel tempo hanno accolto diversi minori, costruendo relazioni che sono proseguite anche dopo la conclusione dei percorsi, trasformandosi in legami affettivi stabili.
L’esperienza dimostra come l’affido non sia solo un intervento temporaneo, ma anche un’opportunità di crescita reciproca. Accogliere significa offrire stabilità nel presente, senza la pretesa di cambiare tutto, ma con la consapevolezza di poter fare la differenza.
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