Tav sul Garda: scontro tra Lombardia e Veneto sulle fermate

cantiere

Con l’avvicinarsi dell’attivazione della linea Tav tra Brescia, Verona e Padova, il dibattito sulle fermate strategiche lungo il tracciato si intensifica, mettendo in evidenza posizioni divergenti tra Lombardia e Veneto. Il nodo centrale riguarda la possibile realizzazione di una stazione nell’area del Garda, proposta sostenuta dalla Lombardia ma accolta con cautela dalle istituzioni venete.

A rilanciare il tema è stata un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Adriano Paroli, esponente di Forza Italia, che ha sollecitato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a chiarire sia l’impegno concreto per la realizzazione della fermata sia lo stato di avanzamento dell’iter progettuale. La richiesta punta a comprendere tempi e risorse necessarie per inserire definitivamente l’opera nella programmazione nazionale ed europea, considerando che al momento esiste solo uno studio preliminare con un costo stimato intorno ai 200 milioni di euro.

L’ipotesi della stazione, collocata a San Martino della Battaglia, in territorio lombardo, viene vista come un’opportunità per rafforzare l’accessibilità del lago di Garda. Tuttavia, dal lato veneto emergono priorità differenti. Le istituzioni regionali concentrano infatti l’attenzione su un progetto alternativo, ritenuto più strategico per il territorio: il collegamento ferroviario tra Verona Porta Nuova, l’aeroporto Catullo e le località gardesane.

Questo intervento, già inserito tra le opere di rilievo nazionale, prevede un tracciato che da Peschiera del Garda si svilupperebbe verso alcune delle principali mete turistiche, tra cui Lazise e Bardolino, includendo anche una fermata nell’area dei parchi divertimento. L’obiettivo è rafforzare il legame tra mobilità ferroviaria e flussi turistici, migliorando l’accesso al lago senza incidere sulla velocità della linea ad alta velocità.

Con l’entrata in funzione della Tav, il sistema ferroviario subirà una trasformazione significativa. I treni ad alta velocità, come Frecce e Italo, verranno trasferiti sulla nuova infrastruttura, mentre la linea storica Milano-Venezia sarà destinata prevalentemente al traffico regionale e merci. Questo cambiamento consentirà una migliore gestione dei flussi, aumentando la frequenza e la puntualità dei servizi locali.

Secondo gli amministratori veneti, il vero beneficio dell’alta velocità non risiede tanto nella riduzione dei tempi di percorrenza, quanto nella separazione delle tipologie di traffico. La distinzione tra treni veloci e regionali permetterà infatti una maggiore capacità complessiva della rete, con ricadute positive anche per i turisti che utilizzano i collegamenti locali.

Permangono inoltre alcune perplessità a livello locale. Il Comune di Peschiera del Garda ha espresso più volte dubbi sulla realizzazione di una stazione dedicata, sottolineando il rischio che una fermata aggiuntiva possa ridurre i vantaggi competitivi dell’alta velocità. Secondo l’amministrazione, il sistema attuale, basato anche su interscambi, potrebbe risultare più efficiente, soprattutto considerando che già oggi alcune tratte prevedono cambi per raggiungere le destinazioni finali.

Nel frattempo, i lavori lungo la linea Tav procedono per fasi. Alcuni tratti, come Brescia Est-Verona e Verona-bivio Vicenza, dovrebbero essere completati entro la fine dell’anno, mentre altre sezioni, in particolare quella tra Vicenza e Padova, richiederanno tempi più lunghi. Il completamento dell’intero corridoio resta fondamentale per garantire piena efficacia all’infrastruttura.

Il confronto tra Lombardia e Veneto evidenzia dunque due visioni differenti dello sviluppo infrastrutturale: da un lato la creazione di una nuova fermata sul Garda, dall’altro il potenziamento dei collegamenti esistenti in chiave turistica e intermodale. La decisione finale avrà un impatto significativo sull’organizzazione della mobilità e sull’attrattività del territorio gardesano nei prossimi anni.

Redazione

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