Strage di Castel d’Azzano: analisi sulla maschera antigas

Nuovi accertamenti del Ris di Parma per ricostruire la dinamica dell’esplosione nella casa dei fratelli Ramponi

Proseguono le indagini sulla strage di Castel d’Azzano, uno degli episodi più drammatici avvenuti nel Veronese negli ultimi anni. Tra i reperti recuperati dalle macerie dell’abitazione di via San Martino è stata rinvenuta anche una maschera antigas, sulla quale verranno effettuate specifiche analisi biologiche. L’accertamento tecnico, considerato irripetibile, è stato fissato per martedì presso i laboratori del Ris di Parma.

All’esame potranno partecipare tutte le parti coinvolte nel procedimento: indagati, persone offese, avvocati e consulenti tecnici. L’obiettivo è acquisire ulteriori elementi utili a chiarire quanto accaduto durante la notte del 14 ottobre, quando un’esplosione devastante ha provocato il crollo parziale dell’edificio e la morte di tre carabinieri.

La presenza della maschera antigas rappresenta un elemento significativo per gli inquirenti. Si tratta di un dispositivo che può essere utilizzato sia in ambito agricolo sia come protezione in ambienti saturi di gas, condizione che, secondo le ricostruzioni, caratterizzava l’abitazione dei fratelli Ramponi. All’interno della casa, infatti, erano presenti benzina e bombole di gas, elementi che hanno contribuito a trasformare l’edificio in una vera e propria trappola esplosiva.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’esplosione sarebbe stata innescata quando Maria Luisa Ramponi, unica presente nell’abitazione in quel momento, ha lanciato un accendino su un pavimento cosparso di benzina. Il gesto avrebbe scatenato una deflagrazione di enorme potenza, causando il crollo di parte della struttura.

L’intervento delle forze dell’ordine era finalizzato all’esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro. Carabinieri e reparti speciali della Polizia erano stati inviati per individuare materiale esplosivo, tra cui bottiglie molotov che sarebbero state posizionate sul tetto dell’abitazione. La casa, secondo gli investigatori, era stata trasformata in un fortino, con l’obiettivo di impedire qualsiasi accesso dall’esterno.

Il bilancio dell’esplosione è stato particolarmente grave. Tre carabinieri – Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello – hanno perso la vita, mentre altre 19 persone tra militari e agenti sono rimaste ferite. Nonostante la violenza dell’evento, i tre fratelli Ramponi sono sopravvissuti.

Le indagini coordinate dal pubblico ministero Silvia Facciotti si stanno sviluppando attraverso una serie di accertamenti tecnici. Oltre all’analisi sulla maschera antigas, sono già stati disposti esami sulle macerie affidati ai vigili del fuoco di Mestre, con l’obiettivo di ricostruire con precisione la dinamica dell’esplosione. Ulteriori verifiche sono state condotte dal Ris sui vestiti degli indagati, alla ricerca di tracce di benzina o altri elementi compatibili con la deflagrazione.

A rafforzare il quadro investigativo contribuisce anche la consulenza di esperti. Nei mesi scorsi è stato coinvolto l’esplosivista Danilo Coppe, chiamato a fornire un’analisi tecnica di alto livello su quanto accaduto all’interno dell’abitazione.

L’insieme di questi accertamenti punta a definire in modo dettagliato uno scenario complesso e tragico. Per i tre fratelli Ramponi l’accusa principale resta quella di strage, mentre gli investigatori continuano a raccogliere elementi per ricostruire con esattezza ogni fase dell’evento.

Redazione

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