VERONA – Oltre 300 firme per chiedere un intervento immediato a Porta Vescovo, uno dei principali accessi alla città per chi arriva da est. La petizione, promossa da residenti ed esercenti della zona, punta a richiamare l’attenzione sul peggioramento delle condizioni di sicurezza e decoro urbano. Al centro delle segnalazioni ci sono episodi di microcriminalità, spaccio di droga, situazioni di degrado e frequenti comportamenti molesti attribuiti a persone in stato di alterazione.
A farsi portavoce del malcontento sono Maurizio Galimberti, Floriana Cervi e Giulio Tommasi, che descrivono una realtà diventata sempre più difficile da gestire nella quotidianità. Secondo quanto riferito dal gruppo, negli ultimi mesi la zona avrebbe registrato un incremento preoccupante di episodi legati allo spaccio, ad atti osceni in luogo pubblico e ad atteggiamenti aggressivi nei confronti di passanti, residenti e commercianti.
Il quadro segnalato dai cittadini riguarda in particolare l’area compresa tra corso Venezia e via Barana, dove la presenza di rifiuti, bivacchi e persone che trascorrono la notte all’aperto contribuisce ad alimentare una percezione di forte insicurezza. In una rientranza sotto alcune vetrine commerciali, raccontano i residenti, si accumulerebbero regolarmente effetti personali, sacchi, cibo avanzato e bottiglie vuote, con conseguenze evidenti sul decoro e sulla fruibilità del marciapiede.
Tra i punti critici evidenziati c’è anche la situazione dei cassonetti della raccolta rifiuti, intorno ai quali verrebbero spesso abbandonati materiali di vario genere, comprese coperte e resti di pasti. Una condizione che, secondo chi vive e lavora nel quartiere, finisce per aggravare ulteriormente un contesto già compromesso dalla presenza costante di persone fragili, senza fissa dimora o coinvolte in dinamiche di marginalità.
Le difficoltà non riguardano soltanto i residenti, ma anche le attività economiche della zona. Alcuni commercianti raccontano di essere stati costretti, negli ultimi mesi, a ricorrere persino a forme di sorveglianza privata per tentare di contenere intrusioni e molestie all’interno dei locali. Matteo Lettiero, responsabile del ristorante Il Pizzicotto, riferisce che più volte persone considerate problematiche sarebbero entrate nel locale disturbando i clienti.
Secondo l’esercente, il ricorso a un vigilante privato aveva l’obiettivo di scoraggiare determinati comportamenti, ma la soluzione si è rivelata economicamente difficile da sostenere nel tempo. Nello stesso contesto, viene segnalata anche la presenza di ragazze e studenti che, in alcune occasioni, avrebbero cercato riparo nei negozi o nei locali pubblici dopo essere stati seguiti o minacciati. Un insieme di episodi che, nel racconto degli operatori economici, ha inciso in modo diretto sulla serenità di chi lavora e frequenta il quartiere.
L’insicurezza percepita ha prodotto anche cambiamenti visibili nell’assetto urbano della zona. In diversi condomini sono stati installati cancelli per limitare l’accesso ai cortili interni, mentre alcuni negozi hanno adottato sistemi dissuasivi contro il bivacco. Scelte che, secondo i residenti, testimoniano come il problema non sia più occasionale ma radicato, al punto da modificare abitudini e spazi della vita quotidiana.
Per i promotori della raccolta firme, i controlli effettuati finora dalle forze dell’ordine e gli interventi di pulizia non sarebbero sufficienti a invertire la tendenza. Pur riconoscendo la presenza di operazioni e arresti legati allo spaccio, i cittadini ritengono che queste azioni non bastino a risolvere una situazione definita ormai strutturale. Da qui la richiesta di un presidio fisso delle forze dell’ordine e di un intervento considerato realmente risolutivo.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessora comunale alla Sicurezza, Stefania Zivelonghi, che ha confermato l’attenzione dell’amministrazione sul quartiere. L’assessora ha spiegato di seguire da tempo l’evoluzione della situazione in accordo con il questore, sottolineando come i controlli siano già presenti ma non ancora sufficienti a garantire una risposta definitiva.
Tra le azioni recenti ricordate dal Comune c’è un intervento della Polizia Locale con unità cinofile nel sottopasso, mentre si starebbe valutando anche un potenziamento del sistema di videosorveglianza. Zivelonghi ha inoltre dichiarato di aver richiesto formalmente un presidio fisso delle forze dell’ordine nell’area, ritenendo necessario rafforzare la presenza sul territorio.
L’assessora ha però aggiunto che il tema non può essere affrontato soltanto in termini di ordine pubblico. Secondo il Comune, una soluzione stabile richiede anche interventi più ampi da parte dello Stato, sia sul fronte della repressione del traffico di droga sia su quello della gestione delle dipendenze e del disagio psichiatrico. In particolare, viene evidenziata la necessità di impedire che le persone arrestate tornino rapidamente in strada e di attivare percorsi di presa in carico più solidi e continuativi.
Il caso di Porta Vescovo riporta quindi al centro del dibattito cittadino il rapporto tra sicurezza urbana, marginalità sociale e strumenti di risposta istituzionale. Da un lato emergono le richieste immediate di residenti e commercianti, che domandano controlli più incisivi e continui; dall’altro, il Comune richiama la necessità di affrontare le cause profonde del disagio con investimenti, strutture e interventi coordinati.
In attesa di sviluppi, la petizione con oltre 300 adesioni si presenta come un segnale chiaro del livello di preoccupazione raggiunto nel quartiere. Per chi vive e lavora nella zona, Porta Vescovo non rappresenta più soltanto un nodo urbano strategico, ma uno dei punti più delicati della città sul piano della convivenza, della sicurezza e del decoro.
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