A dieci anni dall’introduzione del reato di omicidio stradale nel codice penale, emerge un quadro complessivamente positivo per la sicurezza sulle strade, ma non privo di limiti. A Verona le vittime degli incidenti sono diminuite del 23%, passando da 78 nel 2016 a 60 nel 2024, un dato che riflette una tendenza in calo ma considerata ancora migliorabile.
La normativa, entrata in vigore il 23 marzo 2016 dopo un lungo iter parlamentare, ha rappresentato un punto di svolta nel contrasto agli incidenti più gravi. Nel complesso del Veneto, i decessi sono scesi da 344 a 269, con una riduzione del 21,8%, mentre le proiezioni indicano un ulteriore miglioramento che potrebbe avvicinarsi al 30% nel 2025.
Il calo delle vittime appare però più marcato rispetto ad altri indicatori. Gli incidenti stradali sono diminuiti dell’8,34%, mentre i feriti del 10,04%, segno che la riduzione della sinistrosità complessiva procede a un ritmo più lento rispetto a quella dei decessi.
L’analisi territoriale evidenzia differenze significative tra le province venete. Vicenza e Rovigo registrano i risultati migliori, con un calo delle vittime superiore al 42%, mentre a Padova la riduzione si attesta intorno al 25,76%. Più contenuti invece i miglioramenti a Venezia e Treviso, dove il calo dei decessi è rispettivamente del 14,29% e del 3,13%. Fa eccezione Belluno, dove si osserva una diminuzione minima delle vittime accompagnata però da un aumento di incidenti e feriti.
Nonostante i segnali positivi, il bilancio viene giudicato solo parzialmente soddisfacente. Secondo il comandante della polizia locale di Verona, Luigi Altamura, i risultati avrebbero potuto essere più incisivi, soprattutto se confrontati con l’impatto avuto in passato da altre misure, come l’introduzione della patente a punti.
Tra le principali criticità individuate emerge la carenza di controlli sul territorio. La riduzione del personale nelle polizie locali e il calo delle pattuglie operative avrebbero inciso sull’efficacia delle politiche di prevenzione, limitando la capacità di contrastare comportamenti pericolosi alla guida.
Un altro elemento segnalato riguarda l’assenza di alcune aggravanti normative. In particolare, viene evidenziata la mancata introduzione dell’aggravante per l’uso del cellulare alla guida nei casi di lesioni gravi o mortali, un fattore ritenuto oggi tra i principali rischi per la sicurezza stradale.
A questo si aggiunge il dibattito sugli strumenti di controllo della velocità. Secondo Altamura, la forte opposizione agli autovelox avrebbe contribuito a ridurre l’efficacia delle azioni di prevenzione, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei.
Lo sguardo si proietta ora sugli obiettivi futuri fissati anche a livello comunitario. L’Unione europea punta a una riduzione del 50% delle vittime entro il 2030, un traguardo che appare complesso da raggiungere senza un rafforzamento delle misure attuali.
In questo contesto, i dati del decennio rappresentano un segnale incoraggiante ma non definitivo. Il calo delle vittime conferma l’efficacia della legge sull’omicidio stradale, ma evidenzia anche la necessità di interventi aggiuntivi, sia sul piano normativo sia su quello dei controlli e della prevenzione.
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