Ricerca scientifica, innovazione tecnologica e inclusione sociale si incontrano a Verona in un progetto dedicato allo sviluppo degli sport paralimpici invernali. L’iniziativa, presentata ufficialmente venerdì, nasce dalla collaborazione tra Fondazione Giuseppe Manni, Università di Verona e Comune di Verona, nel contesto delle attività legate ai XIV Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.
Il progetto rappresenta un’importante occasione per rafforzare il ruolo della città nella promozione dello sport inclusivo, unendo ricerca accademica, pratica sportiva e supporto agli atleti con disabilità.
Un progetto di ricerca per sviluppare lo sport paralimpico
Il programma scientifico è coordinato dal professor Federico Schena, docente del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona. L’iniziativa punta a migliorare l’accessibilità allo sport per le persone con disabilità, approfondendo allo stesso tempo gli aspetti biomeccanici, fisiologici e prestativi delle discipline paralimpiche invernali.
Grazie alla collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e realtà sportive del territorio, il progetto mira a creare nuove conoscenze scientifiche utili allo sviluppo dell’allenamento e delle performance degli atleti paralimpici.
L’assessora alle Politiche educative e scolastiche del Comune di Verona, Elisa La Paglia, ha sottolineato il valore dell’iniziativa evidenziando come la ricerca possa contribuire a promuovere salute, benessere e inclusione sociale.
“Si tratta di un’attività di conoscenza molto importante – ha spiegato – che potrà tradursi in azioni concrete a favore dell’equità, dell’inclusione e del benessere di tutte le cittadine e i cittadini”.
Ricerca, formazione e divulgazione sul territorio
Il progetto è stato reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione Giuseppe Manni, che ha promosso un programma integrato di ricerca, formazione e divulgazione scientifica.
Come ha evidenziato Daniel Elber, consigliere della Fondazione, l’iniziativa ha coinvolto ricercatori, atleti e associazioni sportive locali, contribuendo a rafforzare il ruolo di Verona come centro di riferimento per i valori dello sport, dell’innovazione e dell’inclusione.
I dati evidenziano infatti la necessità di investire maggiormente in questo ambito. Secondo le statistiche ISTAT, soltanto il 14,4% delle persone con disabilità pratica attività fisica e appena il 9,1% pratica sport, contro il 36,6% delle persone senza disabilità.
Queste cifre dimostrano quanto sia ancora importante promuovere politiche di accessibilità e opportunità sportive, favorendo la partecipazione delle persone con disabilità.
Le attività scientifiche del progetto
Le attività di ricerca hanno coinvolto diversi ambiti dello sport paralimpico invernale. In particolare, il lavoro dei ricercatori si è concentrato su:
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analisi biomeccanica del gesto sportivo nello sci di fondo paralimpico (cross-country sit skiing)
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valutazione della composizione corporea e dello stato di salute degli atleti
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studio dei sistemi di classificazione sportiva paralimpica
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sviluppo di tecnologie per la simulazione dell’allenamento e il monitoraggio delle prestazioni
Le attività sono state illustrate da Mirta Fiorio, professoressa ordinaria di Neuropsicologia e Neuroscienze cognitive, e dalla ricercatrice Valentina Cavedon, entrambe impegnate nello sviluppo scientifico del progetto.
Parallelamente alla ricerca, sono stati organizzati eventi divulgativi, incontri pubblici e iniziative di supporto agli atleti, con l’obiettivo di diffondere la cultura dello sport paralimpico e favorire il dialogo tra mondo scientifico e pratica sportiva.
La testimonianza dell’atleta Manuel Pozzerle
Durante la presentazione del progetto è intervenuto anche Manuel Pozzerle, atleta paralimpico veronese e medaglia d’argento nello snowboard cross alle Paralimpiadi invernali di PyeongChang 2018.
Pozzerle ha sottolineato il ruolo centrale della ricerca nel miglioramento della qualità della vita e delle prestazioni sportive degli atleti con disabilità.
“La ricerca è fondamentale, nello sport come nella vita – ha spiegato – Grazie alla ricerca oggi posso utilizzare una protesi che mi permette di guidare, allenarmi e svolgere attività quotidiane. Significa sperimentare, adattarsi e trovare continuamente nuove soluzioni”.
Un messaggio che riassume lo spirito dell’iniziativa veronese: utilizzare scienza, innovazione e collaborazione per rendere lo sport sempre più accessibile e inclusivo.
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