Il procuratore Tito saluta Verona: “Servono più risorse dallo Stato”

Raffaele Tito lascia la guida della Procura al compimento dei 70 anni: nel discorso d’addio il ricordo della tragedia di Castel d’Azzano e l’appello per maggiori investimenti su Verona.

Si è chiuso con una cerimonia partecipata in Corte d’Assise il percorso alla guida della Procura di Verona di Raffaele Tito, che ha lasciato l’incarico al compimento del settantesimo anno di età. L’ultimo giorno a Palazzo di Giustizia è stato segnato dalla presenza di numerosi magistrati, avvocati e rappresentanti delle forze dell’ordine, riuniti per salutarlo ufficialmente.

Visibilmente emozionato, Tito ha ringraziato per l’affetto ricevuto. “Non mi aspettavo una cerimonia così partecipata”, ha dichiarato, sottolineando come l’impegno professionale rischi talvolta di far passare in secondo piano i legami personali. Un momento che, ha affermato, resterà tra i ricordi più significativi della sua carriera.

Nel suo intervento, il procuratore uscente ha richiamato l’attenzione sulle caratteristiche del territorio veronese, evidenziandone la complessità. “Verona non è una città di provincia come le altre, meriterebbe maggiore attenzione e maggiori investimenti da parte dello Stato e dei suoi apparati centrali, carabinieri e polizia”, ha affermato, indicando la necessità di un rafforzamento delle risorse destinate alla sicurezza e alla giustizia.

Un passaggio particolarmente intenso del discorso è stato dedicato alla tragedia di Castel d’Azzano, avvenuta il 14 ottobre scorso, in cui persero la vita tre carabinieri a seguito di un’esplosione. Tito ha ricordato quell’episodio con parole cariche di commozione, definendolo un evento che ha segnato profondamente la sua esperienza personale e professionale. I militari, ha ricordato, stavano eseguendo un decreto di perquisizione firmato da lui stesso, un dettaglio che ha detto di sentire come un peso destinato a restare nel tempo.

Magistrato dal 1985, Raffaele Tito ha trascorso gran parte della sua carriera nelle funzioni di pubblico ministero. Nel corso degli anni ha operato in diverse sedi del Nord-Est, maturando un’esperienza consolidata anche in ambiti delicati. È stato pubblico ministero a Trieste, componente della Direzione distrettuale antimafia e procuratore aggiunto a Udine, prima di assumere l’incarico di procuratore capo a Pordenone e, successivamente, arrivare a Verona due anni e mezzo fa.

Durante il periodo veronese ha guidato l’ufficio in una fase complessa, segnata da procedimenti di rilievo e da un costante confronto con le forze investigative del territorio. Il suo congedo apre ora una fase di transizione per la Procura scaligera, in attesa della nomina del nuovo procuratore capo, che richiederà ancora alcuni mesi.

Concluso l’incarico operativo, Tito farà ritorno a Udine per raggiungere la famiglia, mantenendo tuttavia un ruolo istituzionale come presidente della Commissione tributaria di Treviso. Una nuova fase che si apre dopo oltre quarant’anni di attività in magistratura, caratterizzati da incarichi di responsabilità e da un lungo impegno nel settore requirente.

Il saluto ufficiale ha rappresentato non solo un momento personale, ma anche un’occasione di riflessione sul sistema giudiziario locale e sulle esigenze di un territorio che, per dimensioni e dinamiche, continua a richiedere attenzione e coordinamento tra istituzioni.

Redazione

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