Maltrattamenti al nido ai Filippini: oggi l’interrogatorio davanti al gip

Cinque educatrici sospese per un anno da ogni attività con minori: l’accusa parla di violenze ripetute e abuso della professione in ambiente scolastico

Carabinieri di Verona Asilo Nido

Saranno ascoltate oggi dal giudice per le indagini preliminari Maria Cecilia Vitolla le cinque educatrici dell’asilo nido ai Filippini sospese per un anno da qualsiasi incarico che comporti il contatto con bambini. L’interrogatorio di garanzia rappresenta il primo passaggio davanti al gip dopo il provvedimento interdittivo disposto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero Federica Ormanni.

Le contestazioni formulate dalla Procura sono gravi: si parla di maltrattamenti aggravati, commessi abusando della professione in ambiente scolastico e approfittando dell’impossibilità di difesa dei minori. Secondo l’impostazione accusatoria, le condotte sarebbero state reiterate e motivate da ragioni ritenute “futili e abbiette”, riconducibili – come riportato negli atti – a insofferenza o addirittura a compiacimento nell’infierire sui piccoli.

A comparire davanti al giudice saranno L.M., 50 anni, originaria del Trentino, presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante della cooperativa che gestisce la struttura; A.P., 49 anni, anch’ella trentina e consigliera; e tre educatrici: A.G., 35 anni, veronese; M.C., 31 anni; e F.F., 25 anni, napoletana. Le prime quattro sono ritenute dagli inquirenti responsabili delle condotte materiali nei confronti dei bambini, mentre alla quinta viene contestato di non aver impedito fatti ai quali avrebbe assistito quotidianamente.

L’elenco degli episodi contestati è dettagliato nel capo d’imputazione. Schiaffi, scappellotti, pizzicotti, strattonamenti per le braccia o per i piedi, oltre a tirate di orecchie e oggetti scagliati contro il muro dopo rimproveri rivolti ai piccoli. Alcuni bambini sarebbero stati lasciati soli in bagno senza assistenza, pur non essendo in grado di provvedere autonomamente alla propria igiene. Le accuse includono anche comportamenti ritenuti lesivi delle più elementari norme igieniche, come il riutilizzo di un ciuccio raccolto da terra senza essere lavato.

Le immagini registrate dalle telecamere installate nella struttura avrebbero documentato parte delle condotte finite al centro dell’indagine. Tra gli episodi segnalati figurano anche lenzuola gettate a terra e materassi calpestati con le scarpe. In un caso specifico, soltanto la presidente del Cda risponde anche di lesioni personali nei confronti di una bambina che sarebbe stata colpita alla bocca con uno schiaffo dopo aver morso un coetaneo.

Secondo la Procura, il contesto sarebbe stato caratterizzato da un’incapacità di gestione dei minori, circostanza che avrebbe contribuito a creare un clima di tensione e agitazione tra i bambini. La particolare vulnerabilità delle presunte vittime costituisce un elemento centrale dell’impianto accusatorio: trattandosi di bimbi in tenera età, non sarebbero stati in grado di raccontare quanto accadeva. L’unico segnale percepibile dalle famiglie sarebbe stato, in alcuni casi, il rifiuto di andare all’asilo, comportamento che avrebbe potuto essere interpretato come un semplice capriccio.

Il provvedimento interdittivo disposto nei confronti delle cinque indagate prevede la sospensione per dodici mesi da ogni attività professionale che comporti contatti con minori, misura ritenuta necessaria per evitare il rischio di reiterazione dei reati contestati. L’interrogatorio di oggi consentirà alle educatrici di fornire la propria versione dei fatti e di rispondere alle accuse mosse dalla Procura.

L’inchiesta si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità delle indagate dovrà essere accertata nel corso dell’eventuale processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Le prossime decisioni del gip potranno confermare, modificare o revocare le misure interdittive adottate.

Il caso ha suscitato forte attenzione per la natura dei fatti contestati e per il contesto in cui sarebbero maturati, quello di un servizio educativo rivolto a bambini molto piccoli. L’esito dell’interrogatorio di garanzia rappresenterà un passaggio cruciale nell’evoluzione dell’indagine.

Redazione

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