L’Università di Verona presenta alla città il Piano strategico 2026-2028

Attrazione dei talenti, innovazione e territorio al centro della visione per i prossimi tre anni

L’Università di Verona ha presentato alla città il Piano strategico 2026-2028, delineando le priorità che guideranno l’Ateneo nei prossimi tre anni. La rotta è chiara: attrarre, formare e trattenere persone di valore, capaci di generare un impatto positivo e duraturo sul territorio. Il documento è stato illustrato in Consiglio comunale dalla rettrice Chiara Leardini, in un momento di confronto diretto con la comunità cittadina.

“Il Piano strategico rappresenta il progetto per il futuro dell’Università di Verona” ha spiegato la rettrice, sottolineando la volontà dell’Ateneo di non essere un’istituzione isolata, ma un attore centrale nello sviluppo economico, sociale e culturale del territorio.

Le persone al centro della strategia dell’Ateneo

Il Piano pone al centro studentesse e studenti, docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico-amministrativo, insieme ai partner istituzionali, alle imprese e agli enti locali. La comunità dell’Università di Verona conta oggi oltre 28mila studenti iscritti, più di 100 corsi di studio, inclusi percorsi in lingua inglese e programmi con doppio titolo internazionale.

L’Ateneo si avvale inoltre di 1.659 tra docenti, ricercatori e personale, distribuiti in 13 Dipartimenti, di cui sei riconosciuti di eccellenza dal ministero dell’Università e della Ricerca. A questa offerta formativa si affianca una produzione scientifica di alto livello, capace di attrarre finanziamenti competitivi sia a livello nazionale sia internazionale.

Verona come città universitaria internazionale

La visione strategica delineata guarda a un Ateneo sempre più attrattivo per i talenti e punto di riferimento nella produzione di conoscenza e innovazione, grazie a reti consolidate con imprese e istituzioni. Un percorso che si inserisce in un contesto territoriale considerato tra i più dinamici del Paese.

Il tasso di occupazione dei laureati magistrali e a ciclo unico dell’Università di Verona, a un anno dal conseguimento del titolo, raggiunge l’86%, contro una media nazionale del 78,6%, secondo i dati Almalaurea. Un indicatore che conferma il valore dell’investimento nell’Ateneo e la sua capacità di incidere positivamente sullo sviluppo locale.

Trattenere i talenti e contrastare la fuga delle competenze

Uno degli obiettivi centrali del Piano è non solo attrarre e formare, ma anche trattenere i talenti. Una sfida condivisa con le istituzioni e il sistema produttivo, volta a contrastare la fuga delle competenze, affrontare le sfide demografiche e rafforzare la competitività dei territori.

Questo impegno si concretizza nell’Agenda Territori Attrattivi, un programma integrato che mira a rendere Verona e il suo territorio luoghi capaci di offrire opportunità di vita e crescita professionale, sia per i giovani formati localmente sia per i talenti provenienti da altri contesti, anche grazie a un forte investimento nei processi di internazionalizzazione.

Le quattro aree strategiche del Piano 2026-2028

Il Piano strategico 2026-2028 si articola in sedici obiettivi, suddivisi in quattro aree strategiche e un’area trasversale:

  • Didattica, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza studentesca attraverso metodologie innovative, orientamento, tutorato e un uso consapevole degli strumenti digitali.

  • Ricerca, puntando su attrazione dei talenti, competitività internazionale, dottorati, multidisciplinarità e principi di Open science.

  • Valorizzazione delle conoscenze, che comprende trasferimento tecnologico, spin-off, public engagement e formazione continua, con attenzione a sostenibilità e responsabilità sociale.

  • Internazionalizzazione, per rafforzare la presenza globale dell’Ateneo, ampliare l’offerta formativa internazionale e consolidare alleanze strategiche europee.

A queste si affianca un’area trasversale dedicata alla comunità studentesca, al benessere organizzativo, alla semplificazione dei processi, all’identità condivisa di Ateneo e alla transizione digitale, incluso l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.

Redazione

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