Didattica digitale, solo il 40% delle scuole veronesi ha un’aula informatica

Su 530 edifici scolastici della provincia, appena 210 dispongono di laboratori dedicati. Verona sotto la media regionale

Soltanto quattro scuole su dieci, nella provincia di Verona, sono dotate di aule di informatica. Secondo un’analisi condotta da Openpolis sui dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2023/24, su 530 edifici scolastici presenti nel territorio scaligero, solo 210 risultano attrezzati con spazi dedicati alla didattica digitale. Un dato che posiziona la provincia al di sotto della media del Veneto, che si attesta al 45,8%, ma in linea con la media nazionale, ferma a meno del 40%.

L’indagine è stata pubblicata in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali, celebrata il 27 gennaio, ed evidenzia come la dotazione tecnologica resti un nodo cruciale per la scuola italiana, soprattutto in termini di pari opportunità e competenze digitali. Sebbene alcune scuole sopperiscano all’assenza di aule specifiche con tablet o notebook utilizzati in classe, la presenza di ambienti strutturati per l’apprendimento digitale rimane un indicatore chiave della capacità del sistema scolastico di affrontare le sfide dell’educazione contemporanea.

A Verona città, la situazione appare ancora più critica: su 128 edifici scolastici, solo 29 sono forniti di laboratori informatici, appena il 23%. Un dato sorprendente per un capoluogo che, per dimensioni e numero di plessi, dovrebbe rappresentare un punto di riferimento in termini di infrastrutture scolastiche. Il quadro varia significativamente da comune a comune: in 18 centri del Veronese (circa il 18%) nessuna scuola è dotata di aule informatiche, spesso per motivi logistici e per la presenza di pochi plessi. All’opposto, 23 comuni hanno invece dotato tutti gli edifici scolastici di laboratori informatici, segno di una maggiore attenzione alla digitalizzazione.

Tuttavia, non mancano le voci che invitano a superare una visione tradizionale del concetto di aula di informatica. Carla Vertuani, coordinatrice della consulta dei dirigenti scolastici degli istituti secondari di secondo grado, spiega che oggi si parla sempre più di ambienti di apprendimento digitali, ovvero aule tradizionali potenziate con strumenti multimediali e dispositivi interattivi, spesso finanziati dal Pnrr e da fondi europei. «Non esiste scuola superiore che non ne abbia almeno due o tre a disposizione», sottolinea.

In questa fase, l’attenzione si sposta sull’intelligenza artificiale e sul suo impatto nel mondo scolastico. Secondo Gianluca Mancuso, coordinatore della consulta dei presidi del primo ciclo, la nuova tecnologia è ancora vista con diffidenza o usata in modo improprio, proprio come avvenne con l’avvento di Internet negli anni Novanta. Per affrontarla in modo efficace, la chiave resta la formazione dei docenti. Un concetto ribadito anche da Alessio Perpolli, coordinatore provinciale dei dirigenti scolastici del primo ciclo: «Solo con una preparazione adeguata degli insegnanti si può guidare l’innovazione e trasformare la tecnologia in uno strumento consapevole e produttivo».

L’Italia, nel confronto europeo, continua a mostrare ritardi significativi: appena il 54,3% della popolazione possiede competenze digitali almeno di base. In questo contesto, la scuola resta il primo presidio educativo per colmare questo divario. Ma per farlo, è essenziale che gli ambienti di apprendimento siano adeguati e che il personale sia formato a gestire strumenti e metodologie aggiornate.

Redazione

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