Aumenti record a Verona: alimenti fino a +97% in 4 anni, +441 euro per famiglia nel 2025

Prezzi in salita più dell’inflazione. Zucchero, olio e burro tra i prodotti più rincarati. Una famiglia veronese spende in media quasi 1.400 euro in più all’anno rispetto al 2021

Il carrello della spesa pesa sempre di più sulle tasche dei veronesi. Nonostante un rallentamento dell’inflazione nel biennio 2024-2025, i dati diffusi da Istat e associazioni dei consumatori mostrano che i rincari alimentari continuano a influire in modo significativo sui bilanci familiari. In particolare, dal 2021 al 2025 i prezzi dei beni alimentari a Verona sono aumentati del 24,9%, un valore nettamente superiore all’inflazione generale (+17,3%).

L’incremento dei prezzi ha un impatto diretto e concreto: secondo le stime del Codacons, una famiglia tipo oggi spende mediamente 1.404 euro in più all’anno per il solo acquisto di beni alimentari rispetto a quattro anni fa. Una cifra che può arrivare a 1.915 euro per nuclei familiari con due figli, segno di un’inflazione che colpisce in maniera più dura le famiglie numerose e a basso reddito.

L’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese ha documentato nel dettaglio i rincari più significativi per i beni di consumo quotidiano nella provincia di Verona. Lo zucchero ha segnato il record con un +97% tra dicembre 2021 e dicembre 2025. Seguono l’olio d’oliva con un +63,3%, il burro (+56,8%), il latte scremato a lunga conservazione (+48,8%) e la mozzarella (+47,9%). Anche il caffè tostato, immancabile nella moka di milioni di italiani, ha subito un aumento del 49,5%. Tra gli alimenti di base, la farina di frumento è cresciuta del 52,9%, mentre il pane fresco si attesta su un +20%.

Le conseguenze sono visibili nelle abitudini quotidiane dei cittadini: secondo Assoutenti, una famiglia su tre ha tagliato la spesa alimentare nell’ultimo anno, rinunciando a prodotti prima considerati essenziali. Questa tendenza riflette non solo il caro-prezzi, ma anche una perdita di potere d’acquisto che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, non è stata compensata da un adeguato aumento dei salari. Dal 2021, le retribuzioni italiane hanno perso in media otto punti percentuali di valore reale, colpendo in particolare i lavoratori meno qualificati.

Nel solo 2025, la città di Verona si è classificata 22esima su 78 capoluoghi italiani per aumento del costo della vita, con un’inflazione dell’1,6%. Tradotto in termini concreti, ciò ha significato una spesa aggiuntiva di 441 euro per una famiglia media rispetto all’anno precedente. Il confronto con altre città venete mostra che Padova registra un rincaro ancora più consistente (+22,1% e 579 euro), seguita da Venezia (+1,7% e 477 euro).

Il caro-vita, quindi, continua a mordere soprattutto nei consumi essenziali, aggravando le condizioni economiche delle famiglie più fragili e costringendo molte a rivedere le proprie scelte alimentari. In un contesto in cui i salari restano fermi e i prezzi dei beni primari continuano a salire, l’emergenza inflazione resta una priorità per le politiche sociali ed economiche locali e nazionali.

Redazione

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