Una nuova testimonianza scuote il processo per la strage di piazza della Loggia, uno dei più gravi attentati neofascisti della storia italiana, avvenuto il 28 maggio 1974 a Brescia, con un bilancio di 8 morti e 102 feriti. A oltre cinquant’anni di distanza dai fatti, le parole di Gianpaolo Stimamiglio, ex militante di Ordine Nuovo e già collaboratore di giustizia, riaprono scenari finora mai ufficialmente riconosciuti.
Nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Brescia, che vede imputato Roberto Zorzi, cittadino statunitense accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’attentato, Stimamiglio ha indicato un nuovo nome: Paolo Marchetti, ex ordinovista veronese, non indagato, ma già menzionato in passato in atti relativi alla strage della stazione di Bologna.
“La bomba l’ha messa Paolo Marchetti. Era il più deciso”
Così ha dichiarato Stimamiglio in aula, riferendo che Marchetti si trovava a Brescia la mattina dell’attentato, in compagnia di Marco Toffaloni (condannato a 30 anni in primo grado per la strage), Claudio Bizzarri e un quarto militante rimasto non identificato. “Non posso dire se fosse Zorzi” ha specificato l’ex ordinovista, rispondendo alle domande del presidente della Corte, Roberto Spanò.
Alla domanda su perché solo ora, dopo anni di collaborazioni con la giustizia, abbia fatto il nome di Marchetti, Stimamiglio ha risposto di aver avuto paura per la propria incolumità. Un’affermazione che ha dato ulteriore peso alle sue dichiarazioni, già al centro delle indagini per eversione nera in passato, ma mai culminate in una condanna, come da lui stesso precisato.
Una testimonianza destinata a cambiare il corso del processo?
Stimamiglio ha fatto parte del programma di protezione tra il 2012 e il 2019, e già in passato aveva rivelato agli inquirenti la presenza in piazza Loggia di Toffaloni, che all’epoca dei fatti era minorenne. “Me lo ritrovai di fronte a Verona a fine anni ’80 e mi disse ‘gh’ero anca mi’” aveva raccontato. Ora, nel nuovo processo, la sua versione si amplia, e individua come principali responsabili membri della cellula veronese di Ordine Nuovo, supportati da militanti bresciani, ma presenti fisicamente in piazza solo gli esponenti veneti.
Secondo quanto emerso in aula, Paolo Marchetti — legato anche da un vincolo familiare a Stimamiglio, essendo il secondo marito della sorella — avrebbe avuto un ruolo diretto e decisivo nell’attentato, pur non avendo mai ricoperto incarichi di vertice nel gruppo.
La Corte valuta nuove audizioni: attesa per Marchetti
A seguito delle nuove dichiarazioni, la Corte d’Assise di Brescia starebbe valutando la possibilità di ascoltare proprio Paolo Marchetti, inserito nella lista testimoni ma mai comparso finora in aula, a causa di certificati medici che attesterebbero gravi problemi di salute. Se la sua audizione venisse confermata, rappresenterebbe un passaggio chiave per verificare la fondatezza delle accuse e la presenza in piazza il giorno della strage.
Intanto, le parole di Stimamiglio riaprono interrogativi cruciali su uno degli episodi più oscuri della strategia della tensione in Italia, e sul ruolo di figure rimaste ai margini delle indagini ufficiali per decenni.
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