Negli Stati Uniti potrebbe diventare obbligatorio fornire la propria storia sui social media degli ultimi cinque anni per ottenere l’autorizzazione all’ingresso nel Paese. Lo prevede una proposta avanzata dall’U.S. Customs and Border Protection (CBP) su mandato del Department of Homeland Security (DHS), pubblicata ufficialmente sul Federal Register e ora aperta a commenti pubblici per 60 giorni.
Il provvedimento riguarda i viaggiatori che usufruiscono del programma di esenzione dal visto (ESTA), utilizzato da cittadini di 42 Paesi – tra cui l’Italia – per soggiorni brevi negli USA. Attualmente, l’inserimento dei social è facoltativo, ma la nuova proposta prevede che diventi un requisito obbligatorio. Lo scopo dichiarato è rafforzare lo screening di sicurezza prima dell’arrivo sul suolo statunitense.
Tra i dati richiesti potrebbero rientrare anche numeri di telefono degli ultimi cinque anni, indirizzi email utilizzati nell’ultimo decennio, informazioni sui familiari (come nome, data di nascita e residenza), elementi biometrici (come selfie o metadati delle foto caricate online) e dati tecnici come gli indirizzi IP.
Un cambiamento chiave riguarda anche la modalità di compilazione della domanda ESTA, che verrebbe gestita esclusivamente tramite app mobile, abbandonando l’attuale piattaforma web.
L’intento della proposta, spiega il DHS, è di identificare in anticipo potenziali rischi legati a terrorismo, criminalità o attività illegali, in linea con controlli già attivi da anni per chi richiede visti di lavoro, studio o permanenze non turistiche.
Tuttavia, le critiche non sono mancate. Organizzazioni a tutela della privacy e dei diritti digitali hanno espresso forte preoccupazione per i possibili effetti sulla libertà di espressione. Secondo le associazioni, l’obbligo potrebbe indurre i viaggiatori a pratiche di autocensura, nel timore che contenuti pubblicati – anche vecchi o fuori contesto – possano diventare causa di rifiuto dell’ingresso.
Anche l’industria del turismo potrebbe risentirne: chi è sensibile alla tutela dei dati personali potrebbe rinunciare a viaggiare negli USA, scoraggiato da controlli percepiti come invasivi. A ciò si aggiungono preoccupazioni di tipo pratico, come il possibile allungamento dei tempi per l’approvazione dell’ESTA, la gestione di richieste più complesse o l’aumento di verifiche manuali e rifiuti.
Secondo i promotori, il nuovo sistema servirebbe a colmare lacune nella sicurezza, uniformandosi agli standard già in vigore per altri tipi di visto. Per i critici, invece, si tratterebbe di un controllo sproporzionato e potenzialmente discriminatorio, soprattutto nei confronti di chi esprime opinioni politiche o religiose online.
La proposta non è ancora legge, ma il suo iter è iniziato. Dopo il periodo di consultazione pubblica, sarà soggetta a eventuali modifiche, valutazioni legali e approvazione definitiva. Se supererà tutti i passaggi, potrebbe entrare in vigore già nel 2026, anno in cui gli Stati Uniti ospiteranno grandi eventi internazionali, tra cui i Mondiali di calcio, che aumenteranno il volume di visitatori da tutto il mondo.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.
Ai voglia di quanto ci perderà L’America