Castel d’Azzano, Maria Luisa Ramponi trasferita in carcere dopo le cure per le ustioni

Dopo la dimissione dall’ospedale di Borgo Trento, la donna è stata rinchiusa nel penitenziario di Montorio. È accusata, insieme ai fratelli, della morte di tre carabinieri

Maria Luisa Ramponi è stata trasferita nel carcere di Montorio, a Verona, dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Borgo Trento, dove era ricoverata per le gravi ustioni riportate durante l’esplosione del casolare di famiglia a Castel d’Azzano. La deflagrazione, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2025, è costata la vita a tre carabinieri e ha causato 27 feriti, oltre a danni rilevanti agli edifici vicini.

Attualmente detenuta in una cella singola, Ramponi si trova nella prima sezione del penitenziario veronese, lo stesso in cui sono reclusi anche i fratelli Dino e Franco Ramponi, indagati per lo stesso episodio. Per i tre familiari, non è previsto alcun contatto o possibilità di incontro, in linea con le disposizioni detentive adottate.


Attesa per l’interrogatorio di garanzia

La posizione della donna è particolarmente delicata. Gli inquirenti ipotizzano che sia stata lei a innescare materialmente l’esplosione che ha devastato il casolare di via San Martino, dove i carabinieri erano intervenuti nel corso di un’operazione. L’interrogatorio di garanzia è atteso nei prossimi giorni e sarà un passaggio cruciale per comprendere meglio il ruolo della donna e le eventuali responsabilità condivise con i familiari.


Le vittime e i danni causati dalla deflagrazione

Nell’esplosione hanno perso la vita i carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, rimasti schiacciati dal crollo dell’edificio. Il cedimento strutturale, causato dalla violenta deflagrazione, non ha lasciato loro scampo. Oltre al lutto delle forze dell’ordine, si contano 27 persone ferite e gravi danni alle abitazioni circostanti, colpite dall’onda d’urto.

Nei giorni successivi alla tragedia, alcune famiglie residenti nella zona hanno presentato denunce per danneggiamento, aggravando ulteriormente il quadro accusatorio nei confronti dei tre indagati. Le perizie tecniche hanno infatti accertato che l’esplosione ha provocato lesioni strutturali significative a diversi edifici limitrofi.


Un’indagine ancora in corso

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Verona sta ricostruendo nel dettaglio le dinamiche dell’esplosione e l’eventuale premeditazione dell’atto, ipotizzando un piano che avrebbe messo a rischio non solo gli operatori intervenuti, ma anche i residenti. La strage di Castel d’Azzano è ora uno dei casi giudiziari più gravi degli ultimi anni nella provincia veronese.

Redazione

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