Un Teatro Camploy tutto esaurito ha fatto da cornice al TEDxVerona Countdown, l’evento dedicato al cambiamento climatico che si è svolto domenica 23 novembre a Verona. Otto speaker si sono alternati sul palco per condividere progetti, esperienze e riflessioni legate all’emergenza ambientale, partendo da un concetto provocatorio: «Cambiare spaventa, il climate change no».
L’obiettivo dell’incontro, organizzato dal team TEDxVerona e condotto dalla giornalista Letizia Triglione, è stato quello di stimolare il pubblico a superare paure e inerzia, promuovendo una cultura del cambiamento consapevole e necessario. Dalla giustizia ambientale alla biodiversità alimentare, dalla rigenerazione forestale in Africa alla critica al turismo di massa, gli interventi hanno offerto un quadro ampio e concreto delle possibilità di azione.
Le voci del cambiamento
Ad aprire la giornata è stato il procuratore della Repubblica Renato Nitti, impegnato nella lotta alle ecomafie. Il suo intervento ha tracciato un quadro chiaro del legame tra criminalità organizzata e gestione illecita dei rifiuti, evidenziando le gravi conseguenze sanitarie e ambientali. Nitti ha invitato i cittadini a fare pressione sulle istituzioni, ribadendo che le previsioni catastrofiche non devono essere minimizzate.
Gerardo Semprebon, architetto e ricercatore del Politecnico di Milano, ha puntato l’attenzione sull’impatto ambientale dell’edilizia, responsabile del 40% delle emissioni globali di CO₂. Ha raccontato l’esempio cinese di Liu Jiakun, che ha avviato la produzione di mattoni ricavati dalle macerie del terremoto del 2008, come esempio di economia circolare applicata al settore delle costruzioni.
Un contributo legato alla biodiversità alimentare e al rapporto con la natura è arrivato da Giulio Bassanese, forager e docente esperto in erbe spontanee, che ha ricordato come solo 12 piante alimentari rappresentino il 75% del cibo mondiale, nonostante ne esistano oltre 35.000 commestibili. Un invito a recuperare il valore dei cibi selvatici e sostenibili.
Sostenibilità e innovazione
Dalla natura alla scienza, Elena Luciani, esperta in alimentazione e nutrizione umana, ha raccontato le sfide dell’alimentazione spaziale e come le soluzioni tecnologiche, come le coltivazioni idroponiche e l’uso delle alghe, possano essere adattate alla Terra per una produzione alimentare più sostenibile.
Con un approccio ironico ma diretto, Fill Pill, content creator e divulgatore ambientale, ha portato sul palco il tema dell’ecoansia, dimostrando come la preoccupazione per il futuro ambientale, se ben indirizzata, possa diventare una leva per l’azione e il cambiamento. Ha invitato il pubblico ad abbandonare il fatalismo e a esercitare pressione politica e sociale per ottenere risposte concrete.
Anna Laura Migliorati, ambasciatrice della Fondazione Cuore Verde in Costa d’Avorio, ha presentato l’imponente progetto della Grande Muraglia Verde, che mira a contrastare la desertificazione africana attraverso la riforestazione. Con oltre 18 milioni di ettari rigenerati, il progetto ha contribuito a mitigare 250 milioni di tonnellate di CO₂, rilanciando anche lo sviluppo economico e la biodiversità locale.
Elisabetta Faggiana, fondatrice della startup Unexpected Italy, ha parlato del turismo sostenibile come risposta all’overtourism. Ha proposto un modello di viaggio che valorizzi le piccole realtà italiane fuori dalle rotte più battute, difendendo le botteghe storiche e le culture locali, e invitando i viaggiatori a diventare custodi dei luoghi, non solo visitatori.
L’arte come strumento di consapevolezza
A chiudere l’evento la performance musicale dei Loren, band toscana che ha unito musica e riflessione sociale, lanciando un appello per un cambiamento urgente e consapevole: «Voglio lasciare un mondo migliore per i miei genitori». Le loro parole hanno ribaltato la retorica del futuro, ricordando che le azioni del presente sono decisive non solo per le nuove generazioni, ma anche per quelle attuali.
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