Le elezioni regionali in Veneto hanno definito un quadro politico che, pur confermando l’egemonia del centrodestra, presenta elementi di forte discontinuità rispetto al passato recente. La Lega resta il partito più votato, ottenendo il primato in 490 comuni e superando Fratelli d’Italia con un margine netto, ma il dato sull’affluenza ridisegna la lettura complessiva del risultato. In valori assoluti, infatti, il partito di Stefani registra una perdita di circa 600mila voti rispetto alla precedente tornata elettorale, principalmente a causa della scarsa partecipazione alle urne.
Nel confronto interno alla coalizione, la Lega si attesta al 36,3%, precedendo FdI che raggiunge il 18,7%. Il vantaggio varia territorialmente e risulta più contenuto nell’area metropolitana di Venezia, dove Manildo rimane competitivo pur senza riuscire a prevalere. Solo Venezia e Padova eleggono una maggioranza a favore di Manildo, mentre gli altri capoluoghi confermano l’avanzata di Stefani.

Una delle novità più rilevanti riguarda la composizione del nuovo consiglio regionale, che si prepara a insediarsi con una struttura rinnovata e più equilibrata. L’assemblea sarà formata da 49 consiglieri, ai quali si aggiungono il presidente Stefani e lo sfidante Manildo. Il dato del ricambio è significativo: 31 neoeletti e solo 12 conferme evidenziano una dinamica interna di forte rigenerazione. La maggioranza potrà contare su 34 seggi, in calo rispetto ai 41 dell’ultima legislatura, mentre l’opposizione occuperà 15 posti, con l’aggiunta dei due rappresentanti della lista Szumski Resistere Veneto.
Sul fronte leghista spicca il risultato di Luca Zaia, che raccoglie 203.054 preferenze e stabilisce un nuovo record personale nella storia regionale. Il suo peso elettorale incide per circa il 10% su tutto il bottino della Lega, rendendolo uno dei principali protagonisti della tornata. In totale, il partito ottiene 19 consiglieri, distribuiti tra tutte le province: da Padova a Rovigo, da Treviso a Venezia, passando per Verona e Vicenza.
Segue Fratelli d’Italia, che consolida la propria presenza come seconda forza della coalizione e conquista 9 seggi. La distribuzione dei consiglieri conferma un radicamento diffuso, con rappresentanti eletti in ciascuna area della regione. Più contenuto il risultato di Forza Italia, che si ferma a 3 posti, mentre Liga Veneta Repubblica e UDC aggiungono un consigliere ciascuno, completando il quadro della maggioranza.
Sul fronte opposto, il Partito democratico mantiene il ruolo di principale forza di minoranza, con 9 rappresentanti provenienti da tutte le province. Alleanza Verdi e Sinistra conquista due seggi, mentre tre posti complessivi vengono assegnati alle liste civiche che hanno sostenuto Manildo, tra cui Civiche Venete, Movimento 5 Stelle e Uniti per Manildo Presidente. Chiude la composizione dell’opposizione la formazione Szumski Resistere Veneto, che porta due consiglieri a Treviso e Vicenza.
Il voto regionale delinea dunque un Veneto che, pur rimanendo saldamente schierato a favore del centrodestra, manifesta una trasformazione nei rapporti di forza, sia per la flessione nei numeri assoluti della Lega sia per l’ingresso di numerosi volti nuovi in consiglio. Il quadro che emerge è quello di una continuità politica accompagnata da un ricambio interno significativo, che apre la strada a una legislatura potenzialmente diversa in termini di dinamiche istituzionali e rappresentanza territoriale.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.