Con l’avvicinarsi del nuovo appuntamento alle urne, il Veneto si prepara a scegliere presidente e consiglio regionale in un voto distribuito su due giorni, un formato che torna dopo le precedenti esperienze elettorali. Anche nella provincia di Verona, tradizionalmente tra le più attente alla partecipazione democratica, sono attesi circa 760mila elettori chiamati a esprimere la propria preferenza tra cinque sfidanti.
Il calendario prevede l’apertura dei seggi domenica 23 novembre dalle 7 alle 23 e lunedì 24 dalle 7 alle 15, una tempistica estesa che mira a facilitare l’affluenza. Per accedere alla cabina, ogni votante dovrà presentare un documento d’identità valido e la tessera elettorale, da rinnovare in Comune nel caso risulti piena o smarrita. Subito dopo la chiusura dei seggi, nel pomeriggio di lunedì, partirà lo spoglio, decisivo per stabilire il nome del successore di Luca Zaia. Non è previsto alcun ballottaggio: sarà eletto chi otterrà più voti degli altri candidati.
Al centro del confronto politico ci sono cinque aspiranti presidenti, espressione di schieramenti e impostazioni differenti. Lo schieramento di centrosinistra sostiene Giovanni Manildo, ex primo cittadino di Treviso, alla guida di una coalizione che comprende Pd, M5S, Verdi e Sinistra, Volt e varie liste civiche. Il centrodestra punta invece su Alberto Stefani, parlamentare di 32 anni appoggiato da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, UDC e liste collegate, chiamato a raccogliere l’eredità di oltre vent’anni di governo regionale della stessa area politica. La competizione si arricchisce poi della presenza del civico Fabio Bui, figura radicata soprattutto nel Padovano; dello storico rappresentante della sinistra radicale Marco Rizzo; e del medico trevigiano Riccardo Szumski, sostenuto da una lista civica orientata su temi locali.
Alle ultime regionali del 2020, l’affluenza si era fermata al 61%, mentre Luca Zaia aveva superato il 76% dei consensi, lasciando al suo principale sfidante Arturo Lorenzoni circa il 15%. Un contesto numerico che fa intuire quanto il risultato del 2024 sarà osservato con particolare attenzione.
Il sistema elettorale veneto prevede una scheda unica, sulla quale l’elettore trova i nomi dei candidati presidente affiancati dai simboli delle liste collegate. Le modalità di voto consentono tre opzioni: la preferenza diretta al candidato governatore, il voto al simbolo di una lista – che automaticamente si estende al presidente collegato – oppure il voto disgiunto, che permette di combinare un nome alla presidenza e una lista non collegata tra loro, modalità pienamente valida.
Per quanto riguarda il rinnovo del consiglio regionale, si possono indicare fino a due preferenze, purché appartenenti alla stessa lista e rispettando l’alternanza di genere: una donna e un uomo. La seconda preferenza viene annullata se manca questo equilibrio. Inoltre, il sistema stabilisce soglie di sbarramento rilevanti: le liste devono raggiungere almeno il 3% dei voti, mentre le coalizioni devono superare il 5% per ottenere seggi. Se uno dei candidati presidente conquista almeno il 40% dei voti, alla sua coalizione spetterà un premio di maggioranza pari al 60% dei 50 seggi totali.
Con queste regole, orari e protagonisti, il Veneto si prepara a un nuovo passaggio politico che inciderà sugli equilibri regionali dei prossimi cinque anni. Per gli elettori veronesi si tratta di un appuntamento cruciale, in cui la partecipazione e la corretta informazione rappresentano gli strumenti fondamentali per esprimere un voto consapevole.
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