Grezzana, rifiuti pericolosi a pochi metri dalle case: la denuncia di Nalin e Dalai

Il caso dell’impianto Falzi in località Carrara diventa un caso politico. I candidati di "Uniti per Manildo" chiedono la revoca dell'autorizzazione e una riforma del Piano Regionale Rifiuti

Municipio di Grezzana

A Grezzana, in località Carrara, da anni decine di famiglie convivono con un impianto di trattamento rifiuti pericolosi che sorge a pochi metri dalle abitazioni. Una situazione definita “inaccettabile” da Anna Lisa Nalin e Lorenzo Dalai, candidati della lista civica “Uniti per Manildo”, che hanno deciso di prendere posizione pubblica contro un progetto di ampliamento definito “mostruoso”.

Una trasformazione progressiva e controversa

La vicenda ha origine nel 1976, quando l’azienda Falzi S.r.l. avvia un’attività di raccolta di rottami metallici. Per quarant’anni, l’attività è stata compatibile con la zona residenziale circostante. Tuttavia, dal 2017, l’azienda ha ottenuto autorizzazioni per trattare rifiuti pericolosi e non pericolosi, trasformandosi in un vero e proprio impianto industriale. Un cambio di passo autorizzato dalla Provincia di Verona, mentre Zeno Falzi, titolare della ditta, ricopriva contemporaneamente il ruolo di consigliere provinciale.

“Siamo passati da 27 a 116 codici CER autorizzati, di cui 24 pericolosi”, denuncia Nalin. “Il tutto con un evidente conflitto di interessi“.

Variante urbanistica su misura

Nel 2022, il Consiglio Comunale di Grezzana ha approvato la Variante n.10 al Piano degli Interventi, che ha modificato la destinazione dell’area da artigianale a industriale, rendendo formalmente possibile l’attività di trattamento rifiuti. Una decisione presa nonostante il parere negativo dell’ULSS 9 Scaligera, che evidenziava rischi per la salute pubblica.

“All’epoca Falzi era anche assessore comunale”, sottolinea Lorenzo Dalai. “Si è legittimata un’attività incompatibile con l’area abitata, creando un pericoloso precedente normativo”.

I rischi ambientali e sanitari

I residenti di Carrara hanno iniziato a segnalare disagi già dal 2018: polveri, odori acri e rumori continui che rendono la vita quotidiana difficile, in un contesto residenziale che avrebbe dovuto garantire tranquillità.

Le criticità sono state confermate da due pareri negativi dell’ULSS 9, nel 2022 e nel 2024, ma l’iter autorizzativo è comunque proseguito a livello regionale.

Il Comitato Tecnico Regionale VIA, nel novembre 2024, ha però bocciato il progetto di ampliamento, rilevando gravi criticità ambientali:

  • Box di stoccaggio rifiuti a meno di 20 metri dalle abitazioni

  • Attività di pressatura dei rifiuti all’aperto

  • Emissioni diffuse e odorigene non controllabili

Il progetto prevede un incremento della capacità di stoccaggio da 870 mila kg a 4 milioni di kg complessivi, e soprattutto un aumento da 50 mila kg a 1,5 milioni di kg di rifiuti pericolosi, 30 volte di più.

Le proposte: stop agli impianti pericolosi vicino alle case

Nalin e Dalai, se eletti in Consiglio Regionale, promettono una battaglia in difesa dei residenti e presentano quattro proposte concrete:

  1. Revoca dell’autorizzazione n. 967/2022 rilasciata alla Falzi S.r.l., perché incompatibile con la zona abitata e in contrasto con i pareri sanitari.

  2. Modifica del Piano Regionale Rifiuti, eliminando la deroga urbanistica che consente impianti vicino alle case in presenza di destinazione industriale.

  3. Incentivi regionali alla rilocalizzazione degli impianti in aree idonee, con utilizzo di strumenti come il credito edilizio.

  4. Istituzione di un tavolo tecnico permanente, con Regione, enti locali, autorità sanitarie e cittadini, per monitorare gli impianti a rischio in tutto il Veneto.

Un sostegno civico e trasversale

La battaglia dei residenti di Carrara ha raccolto 558 firme contrarie al progetto di ampliamento e il sostegno di importanti associazioni ambientaliste, tra cui ISDE – Medici per l’Ambiente, Legambiente e Italia Nostra.

Sono persone disperate ma determinate“, racconta Dalai. “Vogliono solo vivere in un ambiente salubre. Il silenzio istituzionale di questi anni è vergognoso”.

Un impegno politico prioritario

La Regione Veneto non può più ignorare pareri medici e dati ambientali allarmanti“, conclude Anna Lisa Nalin. “Il trattamento dei rifiuti deve avvenire nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Serve una visione nuova: mai più impianti pericolosi vicino alle case, mai più urbanistica piegata agli interessi di pochi“.

Redazione

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