Luca Zaia: “Le leggi razziali sono una ferita dell’umanità, nessun revisionismo possibile”

Il presidente del Veneto condanna fermamente le leggi razziali: “Una pagina schifosa della storia italiana, non giustificabile in alcun modo”

Zaia

“Le leggi razziali rappresentano il periodo più buio della storia dell’Italia”. Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene con parole chiare e decise sul tema della memoria storica e del fascismo, escludendo qualsiasi forma di revisionismo o giustificazione delle leggi del 1938.

Durante un’intervista, Zaia ha sottolineato che non ha letto il libro del generale Roberto Vannacci, ma ha colto l’occasione per ribadire con forza la totale inaccettabilità delle leggi razziali, definite come strumenti che hanno “permesso il rastrellamento programmato di ebrei, di zingari, di disabili, di gay, di omosessuali, portati nei campi di concentramento e terribilmente ammazzati”.

“Una ferita dell’umanità”

Il governatore veneto ha insistito sull’impossibilità di trovare giustificazioni storiche o politiche a quanto avvenuto. “Non c’è nulla da rivedere: è stata una ferita dell’umanità – ha affermato – e noi, insieme ad altri Paesi come la Germania di Hitler, siamo stati artefici di questa schifosissima pagina di storia”.

In riferimento al contesto politico dell’epoca, Zaia ha risposto a chi sottolineava che Benito Mussolini fu eletto democraticamente, osservando che “sulle democrazie si potrebbe discutere”, ma preferendo non entrare in “riflessioni storiche”. Tuttavia, ha ribadito con fermezza che l’esito finale del fascismo furono le leggi razziali, e che questo basta per una condanna netta e definitiva.

Nessuna giustificazione, molti responsabili

“Anche se furono approvate dal Parlamento del tempo”, ha aggiunto Zaia, “questo non rende meno gravi le responsabilità: ci furono molti colpevoli”. Una dichiarazione che punta il dito non solo contro il regime fascista, ma anche contro le istituzioni e i rappresentanti politici che contribuirono all’approvazione e all’attuazione delle norme discriminatorie.

Un messaggio politico e culturale

Con queste parole, il presidente del Veneto riafferma l’importanza della memoria storica come fondamento dell’identità democratica, prendendo le distanze da ogni tentativo di riscrittura o edulcorazione del passato. Un messaggio che si inserisce in un contesto più ampio di discussione pubblica sulla memoria del fascismo e sull’uso politico della storia.

Redazione

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