Aptuit, condanna per l’ex AD: 6 mesi di reclusione per maltrattamento e uccisione di animali

Il Tribunale di Verona ha condannato l'ex Amministratore Delegato di Aptuit a 6 mesi di reclusione con pena sospesa per le gravi irregolarità riscontrate nella struttura di sperimentazione. Il processo prosegue per la veterinaria coinvolta.

Tribunale di Verona

Un patteggiamento ha segnato la conclusione del procedimento a carico dell’ex Amministratore Delegato di Aptuit, multinazionale farmaceutica del gruppo Evotec, accusato di maltrattamento e uccisione di animali all’interno dello stabilimento veronese. Il Tribunale di Verona ha condannato l’ex dirigente a 6 mesi di reclusione con pena sospesa, una decisione che, seppur moderata, ha sollevato importanti riflessioni in merito alle pratiche di sperimentazione animale.

Le accuse che hanno portato alla condanna scaturiscono da gravi irregolarità riscontrate nello stabilimento di Aptuit, dove sono emerse sofferenze inflitte agli animali e condizioni di detenzione non conformi alle normative vigenti. Il caso è venuto alla luce nel 2022, a seguito di un maxi-sequestro che ha visto la liberazione di oltre 50 animali, tra cui cani e primati non umani, da un ambiente di sperimentazione non conforme. Successivi accertamenti condotti dalla Procura della Repubblica di Verona hanno confermato ulteriori violazioni, culminando con il sequestro di altri 9 beagle nel maggio 2025.

Seppur ridotta, la pena di 6 mesi è stata vista da alcune associazioni come un’ammissione implicita della responsabilità per le pratiche cruente all’interno della struttura. LAV (Lega Anti Vivisezione), parte civile nel procedimento e presente in aula, ha commentato l’esito del patteggiamento sottolineando l’importanza di continuare la lotta per la protezione degli animali coinvolti nella sperimentazione.

Seppur esigua la pena, il dato da leggere concretamente è che c’è stata un’ammissione di responsabilità per quanto accaduto all’interno degli stabulari di Aptuit”, ha dichiarato Michela Kuan, biologa e responsabile scientifica dell’area ricerca senza animali di LAV. “Non ci fermeremo fino a quando anche l’ultimo animale non sarà liberato dalle violenze della vivisezione”.

Il processo prosegue intanto per la veterinaria della stessa azienda, il cui caso è stato rinviato al 19 maggio, quando il Tribunale esaminerà la sua situazione in relazione al programma di messa alla prova (MAP).

L’associazione LAV ha ribadito in aula il suo impegno a rappresentare gli interessi degli animali vittime di sperimentazione, evidenziando la necessità di una piena assunzione di responsabilità da parte di coloro che hanno violato le leggi e la dignità degli esseri viventi coinvolti. L’esito del processo non segna la fine della battaglia, ma piuttosto un passo ulteriore nella lotta contro la vivisezione e a favore di un futuro più rispettoso per gli animali.

Redazione

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