Un ricatto durato sei anni, fatto di minacce, richieste di denaro e persecuzioni psicologiche. Una donna di 46 anni, di origine brasiliana e residente a Montegrotto Terme (Padova), è stata arrestata con l’accusa di estorsione aggravata, al termine di un’indagine condotta dalla procura di Asti.
La vicenda, definita dagli inquirenti un caso di “sextortion”, ha avuto come vittima un uomo di 51 anni residente ad Asti, che per anni avrebbe pagato somme di denaro sotto minaccia della diffusione di contenuti intimi. Secondo quanto emerso, la donna avrebbe agito sotto falsa identità, utilizzando utenze telefoniche intestate a terzi e conti esteri per far perdere le tracce delle transazioni.
Fingendosi escort, ha costruito un ricatto sistematico
Le indagini hanno permesso di ricostruire le modalità con cui la donna avrebbe avviato il contatto con la vittima: attraverso un sito per incontri sessuali, si sarebbe presentata come una escort. Una volta ottenuta la fiducia dell’uomo, lo avrebbe indotto a inviare messaggi e informazioni personali di natura intima.
Con quel materiale in mano, è partita una lunga serie di minacce, in cui la donna avrebbe fatto leva sul timore della vittima di vedere divulgate le chat private a familiari e colleghi. Secondo gli investigatori, in sei anni sarebbero stati versati complessivamente circa 62mila euro, somme che la donna avrebbe trasferito su conti bancari esteri per renderle difficilmente rintracciabili.
La denuncia dopo anni di silenzio
La svolta è arrivata nella primavera del 2025, quando il 51enne, ormai “stremato moralmente ed economicamente”, come riferiscono gli inquirenti, ha deciso di presentare denuncia. In precedenza aveva tentato più volte di sottrarsi al ricatto, ma ogni tentativo era stato seguito da nuove minacce e pressioni, sfociate in una vera e propria persecuzione.
Le indagini sono state coordinate dalla procura di Asti e condotte dagli agenti dell’aliquota della polizia di Stato presso la procura, che hanno operato in modo riservato e meticoloso per identificare la responsabile, protetta da un sistema articolato di anonimato digitale.
Arresto e trasferimento in carcere
Una volta acquisiti gli elementi necessari, le autorità hanno disposto l’arresto della 46enne, che è stata portata nel carcere di Verona, dove si trova attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le accuse a suo carico includono estorsione aggravata, uso di documenti falsi e violazione della privacy, ma non si esclude che emergano altri casi simili, ancora non denunciati.
L’indagine prosegue per verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti e per ricostruire i movimenti dei fondi estorti, con particolare attenzione ai canali internazionali di trasferimento.
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