Le sigle sindacali FP CGIL Verona, CISL FP Verona e UIL FPL Verona hanno ufficializzato lo stato di agitazione per il personale impiegato nei Servizi Sociali dell’ATS VEN_27 – Est Veronese, a seguito della proposta avanzata dagli amministratori locali di adottare una forma giuridica di Azienda Speciale Consortile di tipo economico per la gestione dei servizi.
Secondo le organizzazioni sindacali, questa scelta genera forti preoccupazioni tra i lavoratori, in particolare per l’impatto sullo status di dipendenti pubblici, sulla natura pubblica dell’ente e sui principi di equità tra territori.
Rischi di privatizzazione e perdita dello status pubblico
In una nota congiunta, i sindacati evidenziano che l’adozione di una forma giuridica economica rappresenta un passo verso la privatizzazione dei servizi sociali, in contrasto con la natura stessa delle attività svolte: “Non si tratta di servizi destinati al mercato, ma di interventi pubblici rivolti a cittadini fragili e vulnerabili”.
Il timore è che questa trasformazione possa compromettere le garanzie occupazionali, oltre a ridurre i livelli di tutela per gli utenti, in un settore – quello dei servizi socio-assistenziali – dove la continuità pubblica è considerata fondamentale.
Una proposta in controtendenza con il resto della provincia
I sindacati sottolineano come la decisione presa dai Comuni dell’Est Veronese si discosti dalle scelte attuate dagli altri ATS della provincia di Verona, dove sono state adottate forme giuridiche non economiche, in linea con le linee guida ministeriali.
Tra gli esempi citati:
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ATS VEN_26 – Verona (capofila Comune di Verona): gestione in convenzione;
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ATS VEN_22 – Ovest Veronese (capofila Comune di Sona): Azienda Speciale Consortile non economica;
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ATS VEN_21 – Legnago (capofila Comune di Legnago): Consorzio.
La scelta dell’Est Veronese appare quindi isolata e potenzialmente dannosa, sia in termini di uniformità organizzativa tra gli ATS, sia per quanto riguarda la mobilità del personale, che potrebbe essere azzerata, generando disparità evidenti tra operatori dello stesso territorio provinciale.
Nessun coinvolgimento del personale nella fase decisionale
Un altro elemento di critica riguarda l’assenza di confronto con le organizzazioni sindacali e con il personale coinvolto, un passaggio che – sottolineano le sigle – sarebbe stato doveroso prima di intraprendere una modifica così rilevante nella governance dei servizi sociali locali.
Per tutte queste ragioni, FP CGIL, CISL FP e UIL FPL hanno deciso di proclamare formalmente lo stato di agitazione, attivando contestualmente le procedure di raffreddamento previste dalla normativa vigente in caso di conflitto sindacale.
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