Cassazione conferma le condanne per violenza di gruppo agli ex calciatori della Virtus Verona

Definitive le pene per tre ex atleti del club veronese. Solo per Edoardo Merci disposta una nuova valutazione in Appello.

Tribunale di Verona

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al processo per violenza sessuale di gruppo che ha coinvolto alcuni ex giocatori della Virtus Verona, club militante in Serie C al momento dei fatti. L’episodio, risalente a gennaio 2020, sarebbe avvenuto dopo una trasferta della squadra a Cesena e avrebbe visto come vittima una giovane donna.

Con la decisione della Suprema Corte, resa nota da TgVerona, vengono dichiarati inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati, rendendo così definitive le condanne stabilite in secondo grado. Le pene, già pronunciate dalla Corte d’Appello, diventano pertanto irrevocabili.

Le condanne confermate riguardano Santiago Visentin, condannato a sei anni di reclusione, e i compagni Gianni Manfrin e Stefano Casarotto, per i quali sono stati confermati tre anni e quattro mesi ciascuno. Entrambi, secondo quanto emerso, sono stati ammessi a un percorso di giustizia riparativa, previsto per favorire una forma di responsabilizzazione e riconciliazione con la vittima.

Manfrin, difensore classe 1993, è stato l’unico tra gli imputati a proseguire la carriera calcistica con la Virtus Verona, restando in rosa fino al termine della stagione precedente alla sentenza definitiva.

Diversa invece la posizione di Edoardo Merci, inizialmente condannato a sei anni in Appello: la Cassazione ha annullato la sentenza nei suoi confronti, disponendo il rinvio a una diversa sezione della Corte d’Appello di Venezia per una nuova valutazione del caso. Questo significa che per Merci il procedimento non si è ancora concluso e dovrà essere riesaminato.

Nel quadro complessivo del processo rientra anche la condanna già definitiva di Daniel Onescu, il quale aveva scelto di non ricorrere in Cassazione. Onescu è stato giudicato colpevole di aver filmato le violenze con il proprio telefono cellulare, pur non partecipando direttamente all’atto. Per lui la pena è stata fissata a un anno e dieci mesi, con sospensione condizionale della reclusione.

Con la decisione della Suprema Corte, il procedimento giunge a una conclusione per la maggior parte degli imputati, chiudendo una delle vicende giudiziarie più gravi che abbiano coinvolto atleti professionisti del panorama calcistico italiano negli ultimi anni.

Redazione

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