Castel d’Azzano, vietato ogni contatto tra i fratelli Ramponi dopo la tragedia

La procura dispone l’isolamento dei detenuti per evitare comunicazioni, mentre prosegue la difesa individuale di Dino

La pm di Verona ha imposto il divieto di comunicazione tra Franco e Dino Ramponi, entrambi detenuti nel carcere di Montorio, per impedire qualsiasi forma di contatto dopo la tragica esplosione di Castel d’Azzano, nella quale hanno perso la vita tre carabinieri. La misura si inserisce nel quadro delle indagini volte a chiarire le responsabilità dei tre fratelli Ramponi, coinvolti a vario titolo nell’accaduto.

Nel frattempo, durante un colloquio avvenuto lunedì 20 ottobre, Dino Ramponi è apparso scosso e provato dalla detenzione, secondo quanto riferito dal suo legale e riportato da Il Gazzettino. L’avvocato avrebbe espresso l’intenzione di chiedere un riesame delle misure cautelari, puntando su una difesa autonoma e sulla separazione delle posizioni giudiziarie dei fratelli.

Secondo la strategia difensiva, Dino non si sarebbe trovato sul luogo dell’esplosione al momento dello scoppio. Tuttavia, le carte dell’inchiesta delineano un quadro ben diverso. Gli inquirenti sostengono che, subito dopo la deflagrazione, l’uomo avrebbe insultato e minacciato i carabinieri impegnati nei soccorsi, gridando frasi come “Ve l’abbiamo fatta pagare”. Tali espressioni, secondo la ricostruzione investigativa, indicherebbero una consapevole partecipazione al piano che ha portato alla tragedia.

L’ordinanza di custodia cautelare sottolinea inoltre che Dino e la sorella Maria Luisa Ramponi avrebbero successivamente rivendicato il gesto, continuando a esprimere ostilità verso le forze dell’ordine. Questi elementi, uniti alle testimonianze raccolte e alle prove tecniche, hanno spinto la magistratura a mantenere una linea di massima cautela nei confronti dei fratelli.

Intanto, Maria Luisa Ramponi è ancora ricoverata in gravi condizioni a causa delle ustioni riportate nell’esplosione. I medici stanno procedendo con un risveglio graduale dal coma farmacologico, e solo quando la sua situazione clinica lo permetterà sarà possibile iniziare i colloqui con il suo avvocato.

Le indagini proseguono per accertare il ruolo di ciascun membro della famiglia Ramponi nella vicenda che ha scosso l’intera comunità veronese. La decisione della procura di vietare ogni comunicazione tra i fratelli mira a evitare condizionamenti reciproci e a garantire il corretto svolgimento delle attività investigative.

Redazione

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