Sanità pubblica in crisi: in tre anni tagliati 13 miliardi al SSN

Anna Maria Bigon (PD): “Serve un cambio di rotta, la salute non può diventare un privilegio”

Medici

Il nuovo Rapporto Gimbe lancia l’ennesimo allarme sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale, sempre più sottofinanziato e fragile. Secondo il documento, tra il 2020 e il 2023 sono stati sottratti oltre 13 miliardi di euro alla sanità pubblica, mentre le spese sostenute direttamente dalle famiglie hanno raggiunto quota 41 miliardi. Questo squilibrio ha portato a un risultato drammatico: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi, per motivi economici o per l’impossibilità di accedere ai servizi nei tempi previsti.

Una situazione critica anche in Veneto

Anche il Veneto, regione storicamente considerata virtuosa nel panorama sanitario italiano, non è immune da questa crisi strutturale. Lo denuncia con forza Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Sanità del Veneto. Bigon evidenzia come le liste d’attesa si stiano allungando, il personale sanitario sia sempre più carente e il ricorso al privato diventi, per molti, una necessità piuttosto che una scelta.

Secondo la consigliera, “stiamo assistendo a un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale”, con responsabilità che ricadono tanto sul governo nazionale quanto sulle amministrazioni regionali. “Il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, sta diventando un lusso per pochi”, afferma Bigon, che sottolinea il peso maggiore che grava sulle fasce più fragili della popolazione, spesso escluse dai circuiti di cura.

Case della Comunità: obiettivi disattesi

Un altro dato preoccupante riguarda la sanità territoriale. Secondo quanto riportato dal Rapporto Gimbe, solo il 4,4% delle Case della Comunità risulta pienamente operativo, nonostante gli impegni previsti dal PNRR. Una percentuale irrisoria che mette in discussione l’efficacia delle strategie di potenziamento dell’assistenza di prossimità, fondamentale per decongestionare ospedali e pronto soccorso.

Bigon denuncia la mancanza di visione strategica e di investimenti concreti, sia a livello centrale che regionale. “Qualcosa non sta funzionando. La salute rischia di trasformarsi da bene comune a privilegio”, osserva con preoccupazione.

Un appello per salvare la sanità pubblica

La consigliera del PD rivolge quindi un appello deciso a Governo, Regioni e aziende sanitarie, chiedendo un cambio di rotta immediato. “Le risorse vanno trasformate in servizi reali per i cittadini”, dichiara. In questo contesto, il Partito Democratico si impegna a continuare la battaglia politica per una sanità pubblica, universale e accessibile.

Bigon chiude con un messaggio chiaro: “Non possiamo permettere che il futuro della salute venga ereditato come un debito, e non come un diritto”. La crisi del sistema sanitario, avverte, non può più essere ignorata. Serve un’azione collettiva e determinata per ricostruire un SSN capace di garantire cure adeguate a tutti, senza discriminazioni.

Redazione

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