Castel d’Azzano, tragedia confermata: tre fratelli arrestati per la strage costata la vita a tre carabinieri

La Procura di Verona valuta l’accusa di strage dopo l’esplosione del casolare in via San Martino. Arrestati Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi. Proclamato il lutto cittadino. Le vittime sono Daprà, Piffari e Bernardello

A poche ore dalla terribile esplosione del casolare di via San Martino, a Castel d’Azzano, che nella notte tra lunedì e martedì ha ucciso tre carabinieri e ferito 17 persone, la Procura di Verona ha confermato che si tratta a tutti gli effetti di una strage.
Sono stati arrestati i tre fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, ritenuti responsabili dell’innesco che ha causato la deflagrazione. Le indagini in corso ipotizzano il reato di omicidio volontario premeditato, con possibile aggravante di strage.


Tre carabinieri morti nell’esplosione

Nella tragedia hanno perso la vita tre militari dell’Arma:

  • Valerio Daprà, 56 anni, brigadiere capo originario di Brescia, in servizio al Nucleo Operativo Radiomobile di Padova;

  • Marco Piffari, 56 anni, luogotenente carica speciale, comandante della SOS del 4° Battaglione Veneto di Mestre;

  • Davide Bernardello, 36 anni, carabiniere scelto in servizio a Padova.

I tre erano impegnati in un’operazione di perquisizione nell’abitazione dei fratelli Ramponi quando, intorno alle 3.15 del mattino, si è verificata la violentissima esplosione che ha fatto crollare l’edificio, travolgendo le forze dell’ordine e i soccorritori.


Gli arresti e le accuse

I tre fratelli Ramponi sono stati fermati nel corso della mattinata di martedì. Dino (63 anni) e Maria Luisa (59), entrambi feriti, sono stati bloccati subito dopo lo scoppio e trasportati in ospedale. Franco (65 anni), invece, aveva tentato la fuga nei campi vicini, ma è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri con l’aiuto di droni ed elicotteri.

Secondo il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, non ci sono dubbi sulla natura dolosa dell’esplosione:

«Sicuramente si tratta di un omicidio premeditato e volontario. La casa era stata saturata di gas e poi fatta esplodere. In quel casolare c’erano sei bombole di GPL e indizi di un innesco volontario. Stiamo valutando la fattispecie di strage».

Le prime indagini tecniche indicano che l’esplosione sia stata provocata dalla saturazione dell’ambiente e dal successivo innesco, presumibilmente azionato da Maria Luisa Ramponi. Sono inoltre in corso accertamenti su bottiglie incendiarie e materiali esplosivi artigianali trovati all’interno dell’abitazione.


17 feriti, sei trasportati all’ospedale di Villafranca

Oltre ai tre militari morti, 17 persone sono rimaste ferite, tra carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco.
All’ospedale Magalini di Villafranca sono stati ricoverati sei feriti, di cui cinque già dimessi dopo le prime cure. Un agente di polizia rimane in osservazione per un intervento ortopedico.


Lutto cittadino e cordoglio nazionale

La sindaca di Castel d’Azzano, Elena Guadagnini, ha proclamato il lutto cittadino fino a domenica 19 ottobre, in segno di partecipazione al dolore dell’Arma e delle famiglie delle vittime.
Bandiera a mezz’asta anche in tutti i comandi dei carabinieri del Veneto, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso «profondo cordoglio e riconoscenza per il sacrificio dei tre militari caduti in servizio».

Le istituzioni locali e nazionali si preparano a cerimonie solenni per rendere omaggio ai carabinieri uccisi. Il Comune di Castel d’Azzano ha aperto un libro delle condoglianze presso la sede municipale.


Indagini in corso

La Procura di Verona prosegue le indagini per definire con esattezza la dinamica della deflagrazione e il ruolo dei tre fratelli. Gli esperti dei Vigili del Fuoco e della Scientifica stanno effettuando rilievi sui resti del casolare per ricostruire la sequenza dell’esplosione e verificare la presenza di ulteriori dispositivi incendiari.

Gli inquirenti stanno inoltre analizzando i filmati delle bodycam dei carabinieri, che potrebbero confermare l’ipotesi di un atto premeditato contro le forze dell’ordine.

Redazione

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