Trasformare ciò che un tempo era “frutto avvelenato” della criminalità organizzata in un bene per la collettività. È questo l’obiettivo del convegno “Valorizzazione dei beni confiscati: prospettive sociali ed economiche”, in programma l’11 ottobre 2025 alle 9.30, presso la Sala Farinati della Biblioteca Civica di Verona. L’iniziativa, promossa da Emmaus e CIA Verona (Confederazione Italiana Agricoltori), nasce dalla sinergia tra istituzioni, realtà associative, mondo imprenditoriale e terzo settore, con l’intento di promuovere una cultura della legalità attiva e partecipata.
Un programma ricco tra testimonianze e proposte concrete
La giornata si aprirà con un omaggio a Paolo Borsellino e Rita Atria, a cura dell’attore e regista Mario Palmieri, per ricordare due figure simbolo dell’antimafia. Seguiranno gli interventi istituzionali del Prefetto di Verona, Demetrio Martino, del Coordinatore della Consulta per la Legalità della Camera di Commercio, Pietro Scola, e dell’assessora ai Servizi Sociali del Comune di Verona, Luisa Ceni.
Il riutilizzo come strumento di giustizia sociale
“Il riutilizzo dei beni confiscati è tra le armi più potenti nel contrasto alle mafie”, ha dichiarato Stefania Zivelonghi, assessora alla Legalità e Trasparenza del Comune di Verona. Restituire questi beni alla comunità non è solo un gesto simbolico: è un’azione concreta per affermare che il sistema legale può e deve funzionare, ma per farlo servono attenzione, confronto e consapevolezza diffusa.
Tra i relatori, Marta Turolla, direttrice della CIA Verona, ha espresso preoccupazione per la crescente infiltrazione mafiosa nell’economia, aggravata dalle fragilità lasciate dalla pandemia. Andrea Lavagnoli, presidente della Confederazione agricola, ha sottolineato il ruolo dell’agricoltura come veicolo di rigenerazione, affermando che “ogni frutto coltivato su quelle terre è un antidoto ai frutti velenosi delle mafie”.
Esperienze virtuose e ostacoli normativi
L’avvocato Rosario Di Legami ha ricordato come la confisca rappresenti un pilastro della lotta alla criminalità organizzata, ma ha anche messo in luce le criticità normative che spesso rallentano i percorsi di riassegnazione. Tra gli esempi di utilizzo virtuoso, ha citato progetti di accoglienza per profughi, mezzi per la Protezione civile e quote aziendali riassegnate a grandi operatori energetici.
Il ruolo delle comunità Emmaus e il problema della casa
Forte e accorato l’appello di Luigino De Guidi, presidente di Emmaus Aselona, che ha rilanciato il tema dell’emergenza abitativa come principale ostacolo al reinserimento sociale: “Mancano le case disponibili per chi è pronto a ripartire”. Una denuncia condivisa anche da Renzo Fior, fondatore delle comunità Emmaus di Villafranca e Aselona, che ha lamentato la difficoltà concreta di accesso ai beni confiscati, nonostante l’esperienza, le competenze e la disponibilità delle comunità a gestirli: “Abbiamo tutto, tranne gli immobili. Se questo convegno può lasciare un segno, sia quello di aprire finalmente l’accesso ai patrimoni confiscati per rispondere ai bisogni reali della provincia di Verona”.
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