Disagio psichiatrico in crescita tra gli adolescenti veronesi

Aumentano i casi di disturbi mentali tra i minori: +2.000 in un anno nell'Ulss 9. Tra le cause ansia, isolamento e uso eccessivo degli schermi

Nel Veronese si registra un incremento allarmante dei casi di disagio psichico tra i giovani: secondo i dati diffusi dalla rete delle strutture sanitarie dell’Ulss 9 Scaligera, nel 2024 sono stati presi in carico 22.503 minori, con un aumento di oltre duemila unità rispetto all’anno precedente. La tendenza, pur mostrando nel primo semestre del 2025 un lieve rallentamento con 9.729 nuove segnalazioni, resta preoccupante, soprattutto considerando la complessità dei casi trattati.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un adolescente su sette soffre oggi di problematiche legate alla salute mentale. I segnali più comuni sono ansia, solitudine, disturbi alimentari, abbandono scolastico, depressione e comportamenti autolesivi, fino ai casi estremi di tentativi di suicidio. Un fenomeno in crescita anche nella Casa di cura Santa Chiara, centro di riferimento regionale, dove negli ultimi vent’anni i tentativi suicidari e gli episodi di autolesionismo sono aumentati del 20%.

Il direttore del dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 9, Giuseppe Imperadore, sottolinea come oggi la medicina sia in grado di riconoscere e diagnosticare più tempestivamente situazioni che un tempo venivano attribuite al semplice carattere dell’individuo. In particolare, le diagnosi rientrano spesso nello spettro autistico o nei disturbi da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Tuttavia, l’aumento dei casi non si spiega solo con il progresso diagnostico: il contesto sociale, segnato da eventi globali come la pandemia, i cambiamenti climatici e i conflitti internazionali, incide pesantemente sulla psiche giovanile.

Il dottor Giuseppe Battaglia, direttore sanitario della Casa di cura Santa Chiara, evidenzia come il 75% dei giovani presi in cura presenti quadri clinici complessi, con una combinazione di isolamento sociale, aggressività, uso di sostanze come forma di automedicazione, e disagi comportamentali gravi. Secondo Battaglia, il sistema dovrebbe puntare a una prevenzione più efficace attraverso una rete territoriale capillare e tempestiva, capace di intercettare il disagio prima che diventi cronico.

Un ruolo cruciale nella prevenzione è svolto dai punti di ascolto presenti sul territorio, come i consultori “14-22” dell’Ulss 9, attivi in cinque sedi tra Verona e provincia, affiancati dai servizi sociali comunali e parrocchiali. Tuttavia, la psicologa Giuliana Guadagnini sottolinea le difficoltà legate alla discontinuità di questi servizi, in particolare quelli scolastici sostenuti dai fondi del Pnrr, ormai in fase di esaurimento.

Particolare attenzione è rivolta all’abuso di contenuti digitali, soprattutto tra i più giovani. Guadagnini avverte che la visione compulsiva di video brevi – come reel e clip – può avere effetti neuropsichici più dannosi dell’alcol, influenzando negativamente l’attenzione, il sonno, l’umore e la capacità di relazione. Per questo, secondo l’esperta, è urgente introdurre percorsi di educazione digitale rivolti non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori e agli adulti di riferimento, in modo da ridurre il rischio di isolamento e sviluppare una maggiore consapevolezza nell’uso della tecnologia.

In questo scenario, la prevenzione e l’intervento precoce restano le strategie fondamentali per evitare che i disturbi si trasformino in patologie croniche. La collaborazione tra famiglie, scuole, servizi sanitari e istituzioni è indispensabile per costruire una rete efficace di sostegno alla salute mentale giovanile.

Redazione

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