Verona, cresce il numero di uomini inviati al servizio Nav per violenza domestica

Nel 91% dei casi l’accesso è disposto dall’autorità giudiziaria: il centro comunale punta a responsabilizzazione e recupero

Violenza di genere

Aumentano gli uomini presi in carico dal centro Nav “Non Agire Violenza” di Verona, struttura pubblica gestita direttamente dal Comune attraverso l’Area Servizi alla Persona. Attivo come spazio di ascolto e cambiamento rivolto agli autori di violenza nelle relazioni familiari e affettive, il servizio è oggi l’unico nel Veneto ad essere istituzionalmente integrato all’interno delle politiche comunali.

Nei primi sette mesi del 2025 sono stati 45 gli uomini presi in carico, un dato in crescita rispetto ai 43 del 2023 e ai 41 del 2022, e in avvicinamento al totale di 68 casi gestiti nell’intero 2024. Nel 91% dei casi l’accesso avviene su invio dell’autorità giudiziaria, in ottemperanza alla legge “Codice Rosso” (n. 69/2019), mentre solo il 9% vi accede spontaneamente.

Un profilo eterogeneo e nessun “tipo standard”

L’età media degli utenti è di 43 anni, in linea con i dati nazionali. Molti hanno un lavoro, un titolo di studio di livello secondario e figli. Le fragilità sociali e le dipendenze da alcol o sostanze illegali non rappresentano la regola, ma si presentano in alcuni casi, trattati con il supporto di servizi specialistici. Il servizio sottolinea come non esista un profilo unico dell’uomo maltrattante, e che il problema riguarda trasversalmente più categorie sociali.

Percorsi obbligatori e supervisionati

Grazie a una convenzione tra il Comune di Verona e il Tribunale, i partecipanti inseriti nel programma in seguito a procedimenti penali devono seguire incontri individuali o di gruppo almeno due volte al mese, per un minimo di 60 ore distribuite su un anno, accompagnati da relazioni scritte inviate periodicamente all’autorità giudiziaria. I percorsi prevedono supporto psicologico ed educativo e sono condotti da psicologi, educatori e psicoterapeuti con formazione specifica sulla violenza maschile.

Lavoro sulla consapevolezza e sulla responsabilità

In molti casi, l’ingresso al centro è vissuto come un obbligo giudiziario”, spiega Filippo Saccardo, psicologo dello Spazio Ascolto Uomini Nav. “Per questo inizialmente lavoriamo sulla motivazione. Ma nel tempo, molti partecipanti riconoscono il valore del percorso intrapreso e avviano una presa di coscienza sui propri comportamenti”.

Il modello di intervento integrato del Nav punta infatti a unire la dimensione punitiva della giustizia con un’azione educativa e relazionale di lungo periodo, al fine di ridurre la recidiva e promuovere relazioni rispettose.

Prevenzione, formazione e approccio culturale

La vicesindaca e assessora alla Parità di genere, Barbara Bissoli, ha sottolineato l’importanza di una gestione interna e coordinata dei servizi antiviolenza. “Lavoriamo per mantenere una visione culturale coerente e unitaria, che coinvolga non solo le donne vittime di violenza (attraverso il Centro P.E.T.R.A.), ma anche gli uomini autori di violenza con il Centro Nav, e con un nuovo Centro di Formazione che promuove la cultura del rispetto”.

Secondo Bissoli, il fenomeno della violenza maschile ha radici profonde e culturali e richiede un impegno simultaneo su tre fronti: prevenzione, protezione delle vittime e recupero degli autori di violenza. “La violenza sulle donne è una tragedia per chi la subisce, ma è un problema degli uomini che le Istituzioni devono affrontare alla radice”.

Servizio gratuito su base volontaria

L’accesso volontario al servizio Nav è gratuito, mentre per chi vi accede tramite provvedimento giudiziario è previsto un contributo a carico dell’utente, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.

Per informazioni è possibile contattare il numero 333 9313148 o scrivere a spazio.uomini@comune.verona.it.

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