Giovani e patente: calo d’interesse, ansia e distrazione dietro la crisi della guida

Sempre meno diciottenni desiderano la patente: aumentano i casi di ansia alla guida, disturbi dell’attenzione e bocciature agli esami. Un cambiamento generazionale che riflette nuove priorità

Il rapporto tra i giovani e la guida sta cambiando radicalmente. Se un tempo la patente era considerata un simbolo di indipendenza e un traguardo personale da raggiungere con entusiasmo al compimento dei 18 anni, oggi è sempre più spesso vissuta come un obbligo imposto o un impegno secondario, da rimandare quando possibile. A confermarlo sono i dati e le osservazioni raccolte in numerose autoscuole italiane, che segnalano un calo di interesse generalizzato verso la licenza di guida, specialmente tra i neomaggiorenni.

Le cause del fenomeno sono molteplici e complesse. Da un lato incide la disponibilità dei genitori a fornire passaggi, una consuetudine sempre più diffusa e accettata. Dall’altro, nei contesti urbani, la crescente presenza di mezzi alternativi – come biciclette elettriche, monopattini e car sharing – ha ridotto la percezione dell’automobile come strumento indispensabile per la mobilità quotidiana. A questo si aggiungono i costi elevati legati all’acquisto e al mantenimento di un veicolo, nonché il fatto che molti giovani, proseguendo gli studi lontano da casa, non avvertono la necessità immediata di conseguire la patente.

Ma il fenomeno non riguarda solo la motivazione. A complicare il quadro c’è un aumento dei fattori psicologici e cognitivi che interferiscono con l’apprendimento della guida. In particolare, viene segnalata una diffusione crescente di ansia da prestazione, deficit di attenzione (Adhd) e disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), che rendono più difficoltoso sia l’apprendimento teorico sia la gestione pratica della guida su strada.

Molti ragazzi, infatti, arrivano a sedersi per la prima volta al volante senza alcuna esperienza pregressa con mezzi a due ruote, come motorini o biciclette. La mancanza di questa fase “intermedia” priva i neopatentandi di un graduale approccio alla strada e contribuisce a generare insicurezza, paura e tensione, che spesso si traducono in blocchi emotivi e difficoltà a sostenere gli esami.

Il crollo della soglia di attenzione è un altro elemento critico: durante le lezioni di teoria, si registra una partecipazione più bassa e una minore capacità di concentrazione, spesso legata all’abitudine a stimoli digitali continui e frammentati. Il risultato è un numero crescente di bocciature ai test teorici, soprattutto in presenza di argomenti tecnici come la meccanica di base o le coperture assicurative, percepiti come ostici e lontani dalla realtà quotidiana.

Anche dal punto di vista amministrativo, l’attuale struttura del percorso di ottenimento della patente può rappresentare un ostacolo: le tempistiche prolungate per la pratica, la scadenza dei fogli rosa e le sessioni d’esame limitate rendono il conseguimento della patente un processo lungo e spesso frustrante, che può protrarsi anche per due anni.

Il divario tra città e provincia è evidente. Mentre nei centri urbani i giovani rinviano la patente o la vivono come un’opzione accessoria, nelle aree periferiche resta invece un’esigenza reale per la mobilità personale, specialmente in assenza di trasporti pubblici efficienti. In queste zone, il passaggio dal motorino all’auto è ancora vissuto come parte integrante del percorso di crescita.

La generazione Z sembra quindi vivere la guida in modo profondamente diverso rispetto a quella precedente. Non più strumento di emancipazione, ma un impegno condizionato da necessità pratiche, pressioni familiari e ostacoli emotivi, in un contesto che non facilita il passaggio graduale verso l’autonomia stradale.

Redazione

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