Di fronte all’annuncio del presidente americano Donald Trump sull’introduzione di dazi del 30% sui prodotti europei a partire dal 1° agosto 2025, arrivano le prime reazioni dal mondo imprenditoriale italiano. Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze economiche della misura, che si inserisce in un contesto internazionale già segnato da tensioni e da un dollaro sfavorevole all’export europeo.
“Se non ci sono le condizioni per trattare ulteriormente, questi dazi al 30% sommati alla situazione del dollaro saranno difficilmente sostenibili da molti comparti della nostra industria”, ha dichiarato Boscaini, sottolineando come la somma tra barriere tariffarie e svalutazione della moneta americana possa determinare una perdita di competitività insostenibile per molte imprese italiane, in particolare nel settore manifatturiero e nell’export di beni ad alto valore aggiunto.
L’appello alle istituzioni: servono misure urgenti
Il presidente di Confindustria Veneto ha richiamato direttamente l’Unione Europea e il Governo italiano alla necessità di attivarsi con urgenza, indicando quattro aree prioritarie di intervento:
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Sostegno agli investimenti per l’adeguamento tecnologico e produttivo
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Facilitazione dell’accesso al credito, soprattutto per le PMI
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Alleggerimento burocratico e fiscale, per rendere il sistema più competitivo
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Definizione chiara della politica energetica, per ridurre i costi strutturali per le imprese
“Ue e Governo devono intervenire con misure concrete per sostenere la competitività delle nostre imprese”, ha ribadito Boscaini, evidenziando che non è più tempo di attese o di azioni frammentarie. La posta in gioco riguarda l’intero equilibrio produttivo del Paese, e il rischio è quello di una contrazione sensibile delle esportazioni verso uno dei principali mercati extraeuropei.
Il contesto: export italiano sotto pressione
Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più rilevanti per l’industria italiana, con oltre 50 miliardi di euro di export annuo, toccando in particolare settori come meccanica, moda, agroalimentare e arredamento. L’introduzione di dazi generalizzati al 30% rischia di colpire in pieno queste filiere, già messe a dura prova dai rincari energetici, dall’inflazione e dall’instabilità geopolitica globale.
A rendere ancora più critica la situazione è il rafforzamento del dollaro, che rende le merci europee più costose sul mercato americano, disincentivandone l’acquisto e favorendo fornitori alternativi extra-UE.
Veneto in prima linea: manifattura e export a rischio
Il Veneto, seconda regione italiana per export e fortemente integrato nel commercio globale, risulta particolarmente esposto all’impatto delle nuove tariffe USA. Settori come l’automazione industriale, l’arredo design, l’occhialeria e la componentistica meccanica hanno negli Stati Uniti uno sbocco consolidato e strategico.
La preoccupazione espressa da Boscaini riflette dunque un rischio sistemico per il tessuto produttivo regionale e nazionale, che potrebbe richiedere un immediato piano di contromisure, sia sul piano diplomatico sia sul fronte delle politiche economiche interne.
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