Ha scatenato una pioggia di critiche e indignazione online l’annuncio di lavoro pubblicato su Facebook dallo chef Paolo Cappuccio, figura nota anche nel Veronese per aver guidato la cucina del ristorante La Casa degli Spiriti di Costermano, e inserito nel 2017 al 149° posto ai Best Chef Awards.
Il post, rivolto alla ricerca di una brigata di cucina per un hotel a 4 stelle in Trentino, ha attirato l’attenzione non tanto per il contenuto professionale quanto per il tono discriminatorio e offensivo con cui venivano indicate le “esclusioni” dalla selezione. Lo chef, infatti, scriveva chiaramente che non erano ammessi comunisti, persone con problemi di orientamento sessuale, fancazzisti, “master chef del c…”, né persone con problematiche legate ad alcol o droghe.
La frase incriminata, apparsa tra i requisiti, recitava:
“Sono esclusi comunisti/fancazzisti, master chef del co ed affini, persone con problematiche di alcol o droghe e di orientamento sessuale”, seguita da un’ulteriore chiusura giudicata sprezzante e irrispettosa:
“Quindi se eventualmente resta qualche soggetto più o meno normale. Persone referenziate se rimangono ben volentieri. Evitate di commentare ce, sarete automaticamente bruciate”**.
L’annuncio è stato rimosso, ma nel frattempo ha fatto il giro dei social, scatenando una valanga di reazioni critiche, con decine di commenti di denuncia e sdegno. In molti hanno parlato di toni offensivi, discriminatori e inaccettabili, soprattutto in un contesto professionale come quello della ristorazione e dell’hôtellerie, dove il rispetto e l’inclusione sono valori ormai imprescindibili.
Tra i commenti più duri:
“Che grave errore hai commesso, con queste parole che sanno di razzismo e fascismo”, e ancora: “Spero che ci sia parecchia gente che lo boicotta”.
Al momento, lo chef non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche di scuse o chiarimenti, ma la vicenda ha già avuto una forte eco mediatica, portando a interrogativi più ampi sul linguaggio usato nei contesti professionali e sulla responsabilità pubblica di figure con visibilità nel proprio settore.
Il caso solleva anche questioni legali e deontologiche, soprattutto per quanto riguarda la possibile violazione di normative antidiscriminatorie in ambito lavorativo. Il contenuto dell’annuncio, seppur informale e veicolato tramite un profilo personale, rappresenta un’offerta di lavoro e come tale può essere soggetta a verifiche da parte delle autorità competenti.
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Veramente una cosa inconcepibile quello che ha scritto nel cercare personale 🤮