Verona, stop alle patenti per moto: manca la pista per le esercitazioni

Bloccate le lezioni per oltre 1.500 candidati all’anno: il Consorzio Bus Car lancia un appello urgente a enti pubblici e privati

Sospesa la formazione per le patenti moto nella provincia di Verona a causa della mancanza di un’area idonea alle esercitazioni pratiche. È quanto denuncia il Consorzio Bus Car, che riunisce circa 80 autoscuole del territorio, dopo la revoca definitiva della disponibilità della pista di Castel d’Azzano, fino a poche settimane fa utilizzata per le lezioni.

L’assenza di uno spazio di almeno 120 metri per 25, come richiesto dalla normativa vigente, blocca di fatto le esercitazioni necessarie per il conseguimento delle patenti A, A1, A2 e AM, impedendo così a oltre 1.500 persone ogni anno – perlopiù giovani – di prepararsi agli esami. Attualmente, l’unico spazio ancora disponibile si trova a Povegliano Veronese, ma può essere utilizzato esclusivamente per gli esami di guida, non per le lezioni.

«Una situazione paradossale che mette a rischio la sicurezza stradale e il diritto alla formazione», affermano i rappresentanti del Consorzio in una nota. L’allarme è stato lanciato anche al Comune di Verona e ad altri enti locali, ma nessuna struttura pubblica si è resa disponibile a offrire una soluzione, nemmeno temporanea.

Il colpo di grazia è arrivato nei giorni scorsi con la comunicazione ufficiale del Comune di Castel d’Azzano, che ha confermato l’impossibilità di concedere ulteriormente l’uso dell’area precedentemente adibita alle esercitazioni. La Motorizzazione civile, pur disponendo di una pista interna, non la concede per l’uso didattico né per gli esami pratici, contribuendo a complicare ulteriormente il quadro.

Il rischio concreto è la sospensione totale dell’attività formativa per i mezzi a due ruote, con pesanti ricadute per i giovani e le autoscuole, come sottolineano gli operatori: «Il 70% dei nostri allievi è residente nel Comune di Verona. Se non troviamo un’area, dovremo bloccare tutto».

L’appello del Consorzio è stato rilanciato tramite PEC al Comune, ma si rivolge anche a soggetti privati: si cercano aree asfaltate e pianeggianti, libere da ostacoli, conformi ai requisiti minimi, per non interrompere un servizio che garantisce sicurezza e legalità nella formazione alla guida.

A differenza di quanto accade in Veneto, in altre regioni come l’Emilia-Romagna ogni provincia è dotata di una pista pubblica per la formazione e gli esami di guida moto. Una disparità che penalizza il territorio veronese e che ora richiede una risposta immediata. Secondo la normativa, l’esame pratico si articola in più fasi: dalla verifica delle conoscenze teoriche al controllo dei comandi del mezzo, fino alle prove tecniche in area chiusa, come slalom, frenata controllata e gestione degli ostacoli, per poi concludersi con la guida su strada.

Il Consorzio Bus Car, che impiega 10 dipendenti, evidenzia anche l’impatto economico e occupazionale di questa situazione. «Il nostro servizio ha una valenza pubblica e sociale. Fermarlo significherebbe lasciare centinaia di giovani senza una preparazione adeguata e senza la possibilità di sostenere gli esami», denunciano.

Redazione

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