Dopo oltre quindici anni di attesa, il paracadutista del Reggimento di Legnago ha finalmente ottenuto il risarcimento che gli spettava. Il militare, gravemente ferito durante un’esercitazione nel 2009, era stato riconosciuto come vittima del dovere già nel 2014, ma lo Stato gli aveva finora garantito solo un vitalizio parziale, pari a 258 euro mensili, molto inferiore a quello previsto per le vittime del terrorismo.
L’uomo, oggi 45enne, aveva perso parte della mano sinistra a seguito di un’esplosione durante un’esercitazione militare. La sua carriera lo aveva portato in missioni operative in Afghanistan, Iraq, Libano e Kosovo, ma la battaglia più lunga e difficile l’ha combattuta contro la burocrazia.
La sentenza del Tribunale di Verona ha stabilito che il vitalizio dovrà essere ricalcolato, portandolo a 500 euro al mese, lo stesso trattamento economico riservato alle vittime del terrorismo, in linea con quanto previsto dalla legge e dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione. La decisione include anche il pagamento degli arretrati, per un totale stimato intorno ai 20mila euro, che lo Stato dovrà ora corrispondere.
A esprimere soddisfazione per la pronuncia è l’avvocato Ezio Bonanni, legale del militare e presidente dell’Osservatorio Vittime del Dovere. «Per anni il Ministero ha ignorato un diritto che era già stato chiaramente riconosciuto dalla Cassazione. È inaccettabile che chi ha sacrificato la propria salute per servire lo Stato debba affrontare ulteriori ostacoli legali per veder riconosciuti i propri diritti», ha commentato.
Il caso del graduato aiutante G.S. non è isolato, sottolinea l’Osservatorio: molti altri militari si trovano nella stessa condizione, con trattamenti economici inferiori rispetto a quelli previsti per altri tipi di vittime. La differenza di trattamento, pur in presenza di gravi invalidità derivanti dal servizio, ha generato una profonda disparità, spingendo molti a intraprendere lunghi iter giudiziari.
La sentenza di Verona potrebbe ora costituire un precedente importante, riaccendendo l’attenzione sulle tutele economiche per chi ha subito lesioni permanenti in contesti militari. L’Osservatorio continua a offrire supporto legale e psicologico ai familiari e ai militari coinvolti, nella speranza che il riconoscimento del diritto non debba più passare attraverso anni di contenziosi.
Secondo l’Osservatorio, la battaglia non riguarda solo un assegno mensile, ma un principio più ampio: lo Stato non può dimenticare chi ha sacrificato parte della propria vita in nome del dovere.
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