Verona si conferma la provincia veneta con il più alto volume di spesa nel gioco d’azzardo, raggiungendo nel 2024 una cifra complessiva di 1,87 miliardi di euro, la più elevata in tutta la regione. I dati, ottenuti attraverso un’interrogazione parlamentare del Partito Democratico, rivelano che ogni abitante ha speso in media oltre 2.000 euro all’anno, pari a circa 170 euro mensili, tra slot machines, scommesse sportive e giochi online.
A livello regionale, Verona precede Venezia (1,72 miliardi), Treviso (1,69) e Padova (1,53), nonostante queste ultime contino più abitanti. La distribuzione delle giocate rivela una tendenza crescente verso le piattaforme digitali, che nel Veronese hanno raccolto oltre 846 milioni di euro, accanto a 1,022 miliardi spesi in giochi fisici.
Il bilancio tra giocate e vincite è negativo: nel 2024 sono stati restituiti ai giocatori circa 1,566 miliardi, lasciando un saldo in perdita di oltre 302 milioni di euro, pari al 16% del totale scommesso. Il dato evidenzia una significativa emorragia economica dai bilanci familiari al comparto dell’azzardo, con effetti sociali ancora da analizzare nel dettaglio.
Tra i 98 comuni della provincia di Verona, ben 97 registrano un saldo negativo. L’unica eccezione è Ferrara di Monte Baldo, dove, con soli 230 abitanti, le vincite (41.890 euro) hanno superato di poco le giocate (41.855 euro), in un’anomalia statistica poco rappresentativa.
Il capoluogo Verona guida la classifica assoluta: da solo ha generato oltre 532 milioni di euro in giocate, di cui quasi 175 milioni nei giochi online, 169 milioni in slot e videolottery, 67,5 milioni nelle scommesse sportive (46,5 online), e 44 milioni nelle lotterie istantanee. Le vincite totali ammontano a 443,5 milioni, con un bilancio negativo di quasi 90 milioni.
Fuori dal capoluogo, Villafranca si attesta al secondo posto, con 79 milioni di euro giocati e vincite per 65,9 milioni. A seguire Legnago (75,6 milioni di giocate e 62,3 di vincite) e San Giovanni Lupatoto, dove si sono spesi 58 milioni con ritorni pari a 47,3 milioni.
Bussolengo, San Bonifacio e San Martino Buon Albergo seguono da vicino, con cifre tra i 54 e i 76 milioni, mentre comuni come Pescantina, Cerea, Sona e Bovolone oscillano tra i 32 e i 42 milioni. Tra i centri minori, spiccano Castelnuovo del Garda (37,5 milioni), Castel d’Azzano (36,4), Nogara e Peschiera (30,6 ciascuno).
I comuni più “parsimoniosi” sono Velo Veronese, Selva di Progno e Concamarise, con spese inferiori ai 300.000 euro annui, una goccia nel mare rispetto alle cifre del capoluogo.
Il boom del gioco online sta modificando profondamente le dinamiche del settore, rendendo più accessibile e diffuso il ricorso all’azzardo. Questo fenomeno, combinato a una diffusione capillare di slot e videolottery, sta provocando una concentrazione della spesa in poche tipologie di gioco, con impatti significativi sia sul piano economico che sociale.
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