Solo 15 nuovi medici di base nel Veronese: allarme sulla tenuta del sistema sanitario

Flop del bando di Azienda Zero: ancora scoperti oltre 300 incarichi, l’opposizione attacca la Regione Veneto

Liste d'attesa dal medico

Il recente bando di Azienda Zero per l’assegnazione di incarichi da medico di medicina generale nel Veronese si è concluso con un risultato definito “disastroso” dagli esponenti dell’opposizione in Regione Veneto: solo 15 professionisti hanno accettato il ruolo, a fronte di 339 zone ancora scoperte. Un dato che evidenzia un’emergenza crescente nella sanità territoriale, lasciando migliaia di cittadini senza un riferimento medico stabile.

Secondo quanto denunciato dalla consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, la situazione sarebbe il frutto di un progressivo smantellamento della medicina pubblica territoriale da parte della Regione. “Pur esistendo strumenti per rendere attrattiva la professione, non si interviene,” ha dichiarato. “Anzi, si procede in direzione opposta, favorendo il privato che continua ad aprire ambulatori e punti di primo intervento in tutta la regione”.

Le carenze restano ampie: dai 354 posti iniziali vacanti, solo una minima parte è stata coperta. E la mancanza di nuovi ingressi rischia di sovraccaricare ulteriormente i professionisti già in servizio, che devono gestire bacini d’utenza sempre più ampi.

Bigon ha posto l’accento anche su un altro nodo critico: il carico burocratico che pesa sui medici di base e sugli ospedalieri. “Molti sono completamente assorbiti dagli adempimenti amministrativi, lasciando poco spazio all’attività clinica vera e propria. Serve un piano per l’assunzione di personale amministrativo dedicato, che possa alleggerire il lavoro dei medici e consentire loro di concentrarsi sulla cura dei pazienti”.

Un altro elemento chiave indicato dall’opposizione è la necessità di rivedere la normativa sulle specializzazioni universitarie, con l’obiettivo di rendere più attrattiva la professione medica, in particolare quella di base, da tempo percepita come poco sostenibile e scarsamente valorizzata.

La preoccupazione cresce anche in vista dell’impatto a medio termine: molti medici attualmente in attività sono prossimi al pensionamento, e senza un ricambio generazionale strutturato, il rischio è quello di un collasso del sistema sanitario di prossimità, con gravi ripercussioni per la salute pubblica.

Il bando di Azienda Zero, pensato per far fronte alla cronica carenza di medici, non ha prodotto gli effetti sperati, e rilancia il dibattito sul ruolo dello Stato e delle Regioni nella pianificazione della sanità pubblica, in particolare in una fase in cui l’accesso alle cure primarie rappresenta un pilastro fondamentale del diritto alla salute.

Redazione

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