Il centrodestra si spacca ancora una volta sul nodo del terzo mandato ai presidenti di Regione, un tema che sembrava avviato verso una soluzione dopo una sorprendente apertura di Fratelli d’Italia, ma che ora si arena tra veti incrociati, trattative sottotraccia e recriminazioni politiche. A farne le spese, almeno per il momento, è soprattutto Luca Zaia, presidente del Veneto alla sua seconda rielezione, che senza una modifica della legge non potrà più candidarsi.
FdI aveva aperto: un’occasione mancata per Zaia
La questione è tornata al centro del dibattito dopo che FdI, per voce del capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, aveva rilanciato l’ipotesi di una riforma strutturale che includesse la possibilità di un terzo mandato, definendola un “intervento di sistema”. L’idea, accolta con favore dalla Lega di Matteo Salvini, avrebbe potuto riaprire le porte a un nuovo quinquennio di Zaia, forte di un consenso che il Carroccio rivendica come prova di “buon governo” in Veneto.
Ma la proposta si è presto arenata tra le resistenze degli alleati. In particolare, Forza Italia ha posto un secco no, aprendo però contemporaneamente il fronte su altri temi fuori programma, come la riforma della cittadinanza con lo Ius Italiae.
Forza Italia cambia le carte in tavola
L’introduzione del tema cittadinanza ha fatto saltare l’equilibrio negoziale: se all’inizio Forza Italia sembrava orientata a discutere solo la questione fiscale (con proposte sull’IRPEF), nelle ultime ore ha spostato l’attenzione su riforme sociali non previste nel programma della coalizione. Una mossa che FdI ha immediatamente respinto, affermando che l’attuale legge sulla cittadinanza ha già il sostegno popolare, come dimostrato anche da un recente referendum.
La risposta degli azzurri non si è fatta attendere, con il capogruppo Paolo Barelli che ha ricordato come l’inclusione dei migranti regolari fosse prevista nel programma del centrodestra, ma non lo fosse il terzo mandato, segnando così una chiusura netta su quella che era la priorità della Lega.
La Lega reagisce: “Stop agli scambi, ora si scelgano i candidati”
A certificare il fallimento delle trattative è arrivata la presa di posizione ufficiale della Lega, con il responsabile enti locali Stefano Locatelli che ha espresso “grande rammarico” per l’esito della discussione. “A questo punto – ha dichiarato – auspichiamo al più presto la scelta dei candidati”, chiudendo di fatto la porta a ulteriori tentativi di mediazione.
Lo scontro tra alleati lascia il dossier governatori congelato, mentre si avvicina il momento in cui i leader dovranno sciogliere il nodo. Un confronto è previsto nei prossimi giorni, tra venerdì e l’inizio della settimana successiva, per definire i nomi da candidare nei territori chiave, tra cui proprio il Veneto.
Il Veneto come epicentro dello scontro interno
Palazzo Balbi, sede della presidenza della Regione Veneto, è il vero terreno di scontro: la Lega lo considera simbolo della propria azione amministrativa e punta a mantenerne il controllo, mentre FdI rivendica il nuovo equilibrio di forze a livello nazionale, proponendo una diversa redistribuzione delle presidenze regionali.
La frattura tra alleati non è solo strategica ma anche culturale e ideologica, con una visione diversa del futuro della coalizione e del modo di esercitare il potere sui territori. Con l’impasse sul terzo mandato, l’asse Lega–FdI si incrina, mentre Forza Italia si ritaglia un ruolo di ago della bilancia, ponendo condizioni che potrebbero influenzare anche altri ambiti della legislatura.
Verso un confronto tra leader: la partita è ancora aperta
Nonostante l’impasse, uno spiraglio resta aperto, e a livello politico resta possibile un accordo in extremis, magari a margine del prossimo Consiglio dei ministri. Ma il clima è teso, e le posizioni, al momento, sembrano difficili da ricucire senza una vera e propria trattativa tra i vertici dei tre partiti. Intanto, il tempo stringe e le elezioni regionali si avvicinano.
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