Nonostante il costo del denaro in aumento, i veronesi non hanno rinunciato a comprare casa. Lo dimostra il trend registrato tra il 2022 e il 2024, con un incremento dei mutui del +2,5%, che ha portato lo stock complessivo da 6,6 a 6,8 miliardi di euro. Verona si posiziona così al primo posto in Veneto per crescita percentuale nella concessione di prestiti immobiliari, superando Padova (+2,1%) e distanziando province in calo come Rovigo (–0,9%).
A fotografare l’andamento è lo studio “Geografia dei mutui con i tagli della Bce”, realizzato da Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) su dati di Banca d’Italia. Nel periodo analizzato, le famiglie veronesi hanno continuato a credere nel mattone, anche nei mesi in cui i tassi di interesse sfioravano il 4,5%. Solo nel Veneto, lo stock complessivo di mutui è salito a 34,3 miliardi di euro, segnando un aumento del +1,8%.
Il contesto nazionale racconta una realtà più frammentata. A fronte di un aumento complessivo dell’+1%, molte regioni hanno rallentato. Piemonte, Marche e Liguria hanno visto famiglie più prudenti, mentre il Nord Est — e in particolare Verona — ha mantenuto un profilo dinamico. Nel Paese, oltre 6,9 milioni di famiglie sono indebitate, circa un terzo con mutui a tasso variabile.
Le province di Roma e Milano restano in testa alla classifica per valore assoluto dei mutui concessi, con rispettivamente 44,5 e 42,4 miliardi di euro, contribuendo insieme al 23% dell’intero mercato italiano. Seguono capoluoghi lombardi come Brescia, Bergamo e Monza, mentre Verona si colloca al tredicesimo posto, preceduta solo da Padova tra le città venete.
L’attenzione ora si sposta sulle prospettive future. Dopo il picco dei tassi nel biennio 2022–2023, il 2024 si è aperto con segnali di inversione. A dicembre, il tasso medio sui mutui è sceso al 3,23%, con offerte di mercato tra il 2,5% e il 2,9%. E secondo Fabi, la tendenza potrebbe rafforzarsi nei mesi a venire.
Tuttavia, la Federazione lancia un appello al settore bancario: «La Bce ha aperto alla distensione monetaria, ma ora tocca agli istituti di credito fare la loro parte», ha dichiarato Lando Maria Sileoni, segretario generale del sindacato. «Servono tassi più accessibili e criteri meno rigidi per l’erogazione dei prestiti. Il margine operativo delle banche è ancora elevato, mentre le famiglie faticano a ottenere finanziamenti.»
La richiesta è chiara: allargare l’accesso al credito e abbassare i costi pratici dei mutui, per consolidare una ripresa che, almeno a Verona, ha già dimostrato di poter resistere alle turbolenze finanziarie.
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